Specialità, dalla Consulta sentenza beffa per il Fvg

La Corte costituzionale: lo Stato non può sottrarre risorse senza un accordo. Ma la giunta regionale ha rinunciato al ricorso. Centrodestra all’attacco di Serracchiani

UDINE. La Valle d’Aosta vince uno dei ricorsi presentati alla Corte costituzionale contro la compartecipazione al risanamento della finanza pubblica delle Regioni a Statuto speciale, decisa unilateralmente dall’allora governo Monti, e beffa il Fvg che, firmano l’accordo Padoan-Serracchiani, aveva rinunciato a ogni impugnazione nei confronti dello Stato.

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ANTEPRIMA Udine 3 APRILE 2006.manifestazione ds Copyright Massimo Turco Foto Agency Anteprima Udine

Per il Fvg, quindi, numeri alla mano si traduce in una perdita secca di 240 milioni di euro. Ampiamente compensati dal nuovo Patto triennale secondo l’assessore regionale alle finanze Francesco Peroni. Gettati alle ortiche da una scelta sciagurata della giunta, invece, per il capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi.

Ricorso vinto

La Corte costituzionale ha dato ragione alla Valle d’Aosta su due punti del decreto legge, poi convertito, di Monti. Il primo, su cui si è appoggiato anche il Trentino Alto Adige, riguardava il taglio dei posti letto deciso dal Governo, il secondo la sforbiciata ai costi del sistema sanitario nazionale richiesto anche alle Regioni Speciali.

La Consulta, in sintesi, ha stabilito come lo Stato non abbia titolo per dettare norme di coordinamento finanziario che definiscono le modalità di contenimento di una spesa sanitaria sostenuta interamente da altri enti.

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Esattamente come il Fvg che, infatti, con la giunta Tondo aveva presentato ricorsi del tutto simili dichiarati, però, decaduti dopo la sigla del Patto Padoan-Serracchiani, con il quale la Regione ha rinunciato a ogni impugnazione e pure a usufruire di pronunce simili a favore di altri enti, come la Valle d’Aosta.

L’Alta Corte, in particolare, ha dichiarato incostituzionale l’articolo 15, comma 22, della legge di Stabilità 2013.

Quello, cioè, nella parte in cui prevedeva come «il livello del fabbisogno del servizio sanitario nazionale e del correlato finanziamento è ridotto di 900 milioni di euro per l’anno 2012, di 1.800 milioni di euro per l’anno 2013 e di 2.000 milioni di euro per l’anno 2014 e 2.100 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015», specificando come «le riduzioni sono ripartite fra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano».

Proporzionando il sacrificio richiesto al Fvg, calcolandolo in base alla “solita” quota del 2,19 per cento di popolazione, il totale fa 240 milioni e 900 mila euro frutto dei 148 milioni 920 mila “persi” sino al 2015 e dei 91 milioni 980 mila di tagli da qui al 2017, “dead line” del nuovo Padoan-Serracchiani.

Botta e risposta

La sentenza è stata presentata ieri in I Commissione dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Riccardo Riccardi, che ha attaccato, pesantemente, la giunta parlando di morte dell’Autonomia.

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«È un dramma epocale che il Fvg grazie alla sua presidente abbia rinunciato a tutti i contenziosi con Roma e quindi – ha tuonato Riccardi – ai benefici degli esiti positivi dei ricorsi. Questo si traduce in una perdita di circa 230 milioni di euro, di centinaia di posti letto nella sanità senza che ci fosse l’obbligo e soprattutto dell’estinzione della nostra Autonomia, che in pratica non c’è più, a differenza della Valle d’Aosta e delle Province di Trento e Bolzano, governate evidentemente in maniera più lungimirante e responsabile della nostra».

«La Consulta è stata chiara: primo, il nostro ricorso pur valido e riconosciuto giusto non ha effetto a causa della rinuncia di Serracchiani; secondo – ha aggiunto Riccardi –, il Fvg non può neanche trarre beneficio degli effetti positivi derivanti dall’accoglimento dei ricorsi delle altre Regioni speciali».

Accuse che Peroni ha rimandato immediatamente al mittente.

«Il Padoan-Serracchiani garantisce al Fvg 800 milioni di euro in tre anni, quindi una cifra superiore a quella che avremmo potuto ottenere nel caso, peraltro non scontato, di vittoria di questo ricorso che, tra l’altro, riguarda soltanto alcuni aspetti finanziari e non l’impianto complessivo dei rapporti Stato-Regione.

«Non solo, però – ha precisato Peroni –, perché vale la pena ricordare come la certezza di disporne sin da subito ci garantisce la sostenibilità degli obiettivi regionali e, comunque, la rinuncia alle impugnazioni è stata, da sempre, la condizione non trattabile posta dallo Stato per sedersi a trattare. Tanto è vero che è stata siglata da tutti, comprese le Province di Trento e Bolzano, tranne, al momento la Valle d’Aosta».

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