Primo sì del Senato al taglio delle Province: cambia lo Statuto

UDINE. Il Senato dice sì in prima lettura – con il placet di tutti gli eletti in Fvg – alla riforma dello Statuto della Regione, riforma che contiene anche l’abolizione ufficiale delle Province. Il voto favorevole – 166 sì, 39 contrari e 3 astenuti – difficilmente permetterà di completare l’iter prima del 2016, quando andranno a scadenza gli enti intermedi di Trieste e Gorizia, perché per diventare legge ha bisogno della doppio ok sia a palazzo Madama sia alla Camera, con un tempo stimato per il definitivo via libera tra i nove mesi e l’anno.
«È un ottimo voto, con questo sì – ha commentato la presidente Debora Serracchiani – si avvicina il compimento di una riforma per la quale ci eravamo impegnati con i cittadini. Riforme come queste non sono semplici e attivano quasi sempre dei riflessi conservativi da parte di qualcuno, ma noi abbiamo grande fiducia di aver preso la strada giusta, quindi il voto del Senato è tonificante. Per questo desidero ringraziare i senatori, in particolare quelli del Fvg, che hanno fatto avanzare la legge e che poi l’hanno approvata».
Soddisfatto il senatore Pd Carlo Pegorer. «L’evoluzione delle Regioni spinge con sempre maggiore urgenza verso una semplificazione dei livelli di governo, anche per ragioni di sostenibilità finanziaria e ordinamentale. Il Fvg ha dimensioni non ampie, ma fortemente differenziate per ragioni storiche, linguistiche, culturali, e questo richiede la conseguente costruzione di un nuovo modello istituzionale di governo democratico e necessariamente basato sul dualismo Regione-Comuni. La Specialità – ha detto Pegorer – può diventare un vantaggio per tutti nell’assunzione di ruoli e compiti per dare un vero contributo allo sviluppo dell'intero Paese».
Il cammino della legge, però, rischia di innescare un nuovo dualismo tra Stato e Fvg dopo la presentazione, da parte del senatore dem triestino Francesco Russo, di un emendamento che consentirebbe in Fvg di istituire le città metropolitane.
Un desiderio del sindaco di Trieste Roberto Cosolini, che, però, il Consiglio regionale ha già bocciato. I mal di pancia sono pronti a riesplodere. E allora dalla Regione si cerca una via di mezzo che potrebbe portare all’inserimento nella legge di una specifica tecnica con la quale permettere modifiche a un testo approvato dal Consiglio solo dopo un’intesa di rango costituzionale tra Stato e Regione.
Fibrillazioni, dunque, ma Russo getta acqua sul fuoco. «Ho accolto una richiesta del sindaco Cosolini – ha spiegato – dopo che, a livello regionale, è stata probabilmente sottostimata l’esigenza di alcune specifiche aree territoriali anche. Il mio non è un colpo di mano. Semplicemente mi sembra giusto poter garantire alla Regione, per il futuro, una possibilità in più».
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