Tondo picchia: siamo il bancomat di Renzi
UDINE. Grattacapi sulle Uti – con le frizioni tra Pd e Cittadini e lo spettro dei ricorsi al Tar. Mal di pancia sulla tassa di soggiorno e codice etico. È un luglio di fibrillazione per la maggioranza che governa la Regione.
E caldo, come le temperature di questi giorni, è stato anche il clima di ieri in I Commissione – quella che sta analizzando l’assestamento di bilancio – apertasi con un sonoro battibecco, a toni alti, tra centrosinistra e centrodestra. Il tema? Il recente codice etico voluto dalla presidente Debora Serracchiani per la giunta, ma che il Consiglio non è certo entusiasta di replicare per i suoi componenti.
È stato il presidente della Commissione, il dem Renzo Liva partendo dall’editoriale del direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno pubblicato domenica scorsa e tacciato di gettare discredito sull’organismo politico, a ergersi a paladino dell’onestà e della trasparenza dei consiglieri, appoggiato da un altro collega di partito, il “filosofo” del Pd Mauro Travanut.
Posizioni a cui ha ribattuto il capogruppo di Fi Riccardo Riccardi ricordando ai due esponenti della maggioranza come il codice sia stato voluto dalla giunta e che sia il caso, se in disaccordo, di rivolgere le proprie lamentele all’esecutivo, più che alla stampa.
E all’insegna delle (grandi) polemiche si è sviluppata poi la discussione sulla sentenza della Consulta e sul patto Padoan-Serracchiani. Durissimo Renzo Tondo (Autonomia responsabile) per il quale «l’inopportuna decisione della presidente ha fatto sì che il Fvg sia diventato il bancomat di Renzi per ripianare il debito pubblico. Abbiamo sempre criticato quella scelta e ora anche la Consulta ci dà ragione».
Ma l’ex governatore non è stato il solo ad attaccare Serracchiani. «La scelta della giunta – ha spiegato Alessandro Colautti, capogruppo di Ncd – di non proseguire i ricorsi contro una normativa statale che prevaricava la nostra Autonomia, sommata alla decisione di non usufruire di eventuali sentenze favorevoli ad altre Regioni Speciali, in particolare sulla sanità, ci costerà la perdita di centinaia di milioni di euro».
Ma per Colautti è stato grave anche il fatto che Serracchiani «pur di chiudere il patto con Padoan non abbia previsto alcuna clausola di salvaguardia per il Fvg al prelievo dei nostri soldi da parte dello Stato, a differenza del Trentino Alto Adige che ha imposto un tetto massimo del 10 per cento al Governo che, in caso di sforamento, deve procedere alla contrattazione con la Regione».
Affondi cui ha replicato il capogruppo di Sel, Giulio Lauri. «L’unico dato politico certo è che l’intesa Stato-Fvg ha portato a un aumento immediato delle risorse in assestamento per 47 milioni, che ha prodotto un beneficio evidente per la Regione e i cittadini. Il rapporto – ha aggiunto Lauri – è di leale collaborazione senza che questo ci impedisca di opporci a tutte le scelte che consideriamo ingiuste, come il prelievo di 15 milioni di fondi Ue».
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