Fvg, Roma declassa quattro ospedali

UDINE. Non sono presidi ospedalieri. Non per il capo dell’ufficio legislativo del ministero della Salute, Maurizio Borgo, che declassa Cividale, Gemona, Sacile e Maniago, i quattro presidi ospedalieri disegnati nella riforma della sanità. Sarebbe opportuno cambiassero nome, scrive Borgo, per non creare equivoci.
L’ufficio legislativo romano ha passato ai raggi X la “rivoluzione” sanitaria varata a ottobre dal Consiglio regionale, ideata dalla presidente Debora Serracchiani e dall’assessore Maria Sandra Telesca. E ha scritto alla presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento per gli Affari regionali. La legge non è stata impugnata, tanto che l’alto funzionario sottolinea che il Ministero non ha rilievi da formulare. Ma alcuni avvertimenti sì, sono contenuti nel documento.
Nella riforma del centrosinistra è previsto che gli ospedali di Gemona, Cividale, Maniago e Sacile siano riqualificati. Tutti perderanno gli attuali posti letto per acuti e per day hospital, le degenze nel reparto Medicina e il Pronto soccorso sull’intera giornata. Ma tutti avranno otto posti letto per acuti gestiti dai medici di famiglia, che significa “ospedale di comunità” , 20 per post-acuti e 30 per Rsa. Non solo. Gemona, Cividale e Maniago troveranno anche quattro posti per l’hospice. Tutti manterranno la chirurgia ambulatoriale e avranno un punto di primo soccorso per 12 ore, come accade già a Sacile e Maniago.
Le strutture di Cividale, Gemona, Sacile e Maniago sono quindi i quattro ospedali riqualificati e chiamati appunto presidi ospedalieri per la salute. «A tal riguardo si evidenzia che, come osservato nelle riunioni di coordinamento tenutesi nello scrivente Ministero – è l’analisi di Borgo –, tale denominazione potrebbe creare equivoci, in quanto la struttura in questione ha finalità territoriale. Sarebbe pertanto più opportuno utilizzare una denominazione che non preveda il termine “ospedalieri”», sostiene Borgo.
Nella riforma i tre ospedali di riferimenti – gli hub – restano il Santa Maria della Misericordia di Udine, il Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il Cattinara di Trieste. L’ospedale di Udine accorperà quello di Cividale, stessa cosa accadrà per Pordenone con Sacile, mentre una più stretta collaborazione dovrà diventare reale tra gli ospedali di Tolmezzo e San Daniele, tra Palmanova e Latisana e tra Gorizia e Monfalcone.
Nel documento il capo dell’ufficio legislativo formula una serie di consigli anche sul direttore di dipartimento di prevenzione, sulla nomina del direttore di distretto e sulle funzioni del dipartimento di prevenzione. La riforma della sanità prevede che il direttore del dipartimento di prevenzione venga scelto dal direttore generale dell’azienda, cui risponde. Roma suggerisce che tra i requisiti per la nomina sia inserita anche l’anzianità di funzione di almeno cinque anni.
Sul direttore di distretto, invece, Borgo interpreta la norma del Fvg e ritiene che il ruolo possa essere assegnato esclusivamente a un dirigente dell’azienda, ancorchè esterno. Il capo dell’ufficio legislativo del ministero della Salute elenca infine le funzioni e le strutture organizzative dei dipartimenti di prevenzione.
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