Fine d’anno al San Michele: «Non tutto è perduto»

GEMONA. «La nostra battaglia per l’ospedale non è finita, anche se la legge è stata approvata». La notte di Capodanno per Gemona è stato un momento per ritrovarsi a far festa in piazza per vivere la riconquista del castello ricostruito, ma il divertimento che ha caratterizzato la nottata non ha messo in secondo piano l’ospedale San Michele per il quale quella battaglia iniziata vent’anni fa per salvare la struttura non si è mai fermata.
Il Coordinamento dei comitati lo aveva annunciato che il 31 dicembre avrebbe “abbracciato” il San Michele, e lo ha fatto. Alle 23.20, terminate le proiezioni, una cinquantina di persone si è ritrovata all’angolo del locale Agli Elti e da lì ha iniziato il suo breve cammino verso piazza Rodolone.
Una passeggiata simbolica ma sentita dalla comunità, tanto che il sindaco Paolo Urbani, nel suo discorso in piazza lo ha ricordato: «Fisicamente siamo qui a festeggiare - ha detto - ma con il cuore siamo con i comitati. Qualcuno sta cercando di cancellare 800 anni della nostra storia, ma non ci fermeranno».
Sicuramente, il freddo tagliente che ha caratterizzato la notte di San Silvestro non le ha fermate quelle 50 persone che in poco meno di mezz’ora hanno raggiunto il San Michele, giungendo in particolare nella navata centrale dove c’è il Pronto soccorso e in quel punto giovani e anziani, tenendosi per mano, hanno abbracciato la struttura nella quale solitamente entrano le ambulanze: lo hanno fatto dopo aver salutato e ringraziato gli operatori sanitari che erano di turno e che quella sera fortunatamente non hanno dovuto affrontare particolari emergenze.
«L’attuale struttura ospedaliera - ribadisce il Coordinamento dei comitati - è indispensabile al territorio, in quanto lo attestano da sempre inequivocabilmente i suoi numeri di accessi e ricoveri. La legge 17 del 2014, dal primo gennaio prevede invece di trasformare il Pronto soccorso di Gemona in un semplice Punto di primo intervento, eliminando di fatto in loco la gestione di tutte le emergenze e urgenze, in primis infarti ed ictus. Per queste patologie i pazienti saranno trasportati in altri ospedali, allungando pericolosamente i tempi di risposta sanitaria e aumentandone i prevedibili rischi. Già oggi segnaliamo il sovraccarico del Pronto soccorso dell’ospedale di Udine. Cosa avverrà quando quest’ultimo dovrà soddisfare anche l’utenza proveniente dai Punti di primo intervento di Gemona e Cividale che in ogni caso rimarranno esclusivamente aperti dalle 8 alle 20?».
E se la regola è “continuare la battaglia”, i Comitati annunciano già le prossime iniziative che si realizzeranno tra qualche giornata, il 6 gennaio, quando a Gemona si celebra il Tallero: per quell’occasione via Bini sarà tappezzata da striscioni contro la riforma regionale e si farà volantinaggio per informare la gente su quanto previsto da quest’ultima. In questo modo, i comitati chiedono una revisione della riforma: «In questo contesto ai politici presenti e all’opinione pubblica - dice il coordinamento - verrà sottolineata ulteriormente l’iniquità della riforma Serracchiani che penalizza fortemente la montagna e la pedemontana. Ciò avverrà per gli ospedali di Gemona e Cividale con la loro annunciata riconversione in poliambulatori-cronicari».
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