Ma la Regione si oppone: «Non cambieremo nome»

UDINE. «Non c’è alcun motivo per cambiar nome. È solo una questione tecnica». L’assessore Maria Sandra Telesca liquida così il documento del capo dell’ufficio legislativo del ministero della Salute. Ripete l’assessore che nessun ospedale chiuderà, ma che molte strutture avranno nuove funzioni. E spiega perché Cividale, Gemona, Sacile e Maniago è necessario si chiamino proprio presidi ospedalieri per la salute.
«Innanzitutto la legge non è stata impugnata – replica Telesca – e ciò dimostra la correttezza del lavoro che abbiamo svolto. Il capo dell’ufficio legislativo ritiene però che l’aggettivo “ospedalieri” possa generare confusione nei flussi informativi che noi inviamo al ministero. Ma si tratta di un problema tecnico che risolveremo tecnicamente senza il bisogno di cambiar nome ai quattro presidi. Anzi – difende la scelta l’assessore – riteniamo che l’aggettivo “ospedalieri” debba restare perché si tratta di strutture di congiunzione tra gli ospedali e la sanità territoriale e perché i quattro presidi ospedalieri contengono all’interno della propria organizzazione anche gli ospedali di comunità».
Perché – come indicato nella riforma – Gemona, Cividale, Maniago e Sacile sono destinati a perdere tutti gli attuali posti letto per acuti e per day hospital, le degenze nel reparto Medicina e il Pronto soccorso sull’intera giornata. Ma nella riqualificazione ideata da Telesca è previsto che in ciascuno dei quattro presidi ospedalieri ci siano otto posti letto per acuti gestiti dai medici di famiglia, quello che appunto si chiama “ospedale di comunità”.
«Va anche detto – aggiunge l’assessore – che i quattro presidi ospedalieri per la salute sono strutture che fanno riferimento agli ospedali più grandi e rappresentano quindi una sorta di appoggio. Penso ad esempio che i quattro presidi potranno potenziare la day surgery oppure la degenza post-acuti e quindi, ripeto, non c’è motivo per cambiar nome alle strutture, perché non c’è separazione tra ospedale e territorio».
Telesca ripete che la strada è tracciata e che indietro non si torna, nemmeno se si tratta di modificare un nome. E ripete, probabilmente consapevole che non sarà facile spegnere la polemica, che in Friuli Venezia Giulia non sarà chiuso alcun ospedale.
«La modifica delle funzioni da struttura a struttura, invece, diventerà concreta, con alcune strutture che perderanno compiti per potenziarne altri. Perché – chiude Telesca – questa riforma è stata ideata per i cittadini, per una sempre migliore assistenza e continuità delle cure ai cittadini del Friuli Venezia Giulia».
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