L’Udinese espugna Verona e dissolve le nubi all’orizzonte: finisce 1-3

I bianconeri si confermano una squadra d’assalto: agganciata la Lazio a una sola lunghezza dall’ottavo posto del Bologna

Pietro Oleotto
(foto Petrussi)
(foto Petrussi)

L’Udinese torna a vincere espugnando Verona e aggancia la Lazio al nono posto in classifica, a una sola lunghezza dall’ottavo posto del Bologna. Un piazzamento che non apre prospettive europee (la squadra più vicina è poi l’Atalanta, a “più 6”), ma che dissolve le nubi minacciose dall’orizzonte, considerando che una sconfitta avrebbe inchiodato la Zebretta a portata di aggancio di gran parte delle inseguitrici, se si escludono nel ultime tre in classifica e il Lecce, dove l’Udinese giocherà dopo il turno interno con la Roma.

È Davis l’unico vero insostituibile per l’Udinese
(foto Petrussi)

Seppur in modo evidente solo nella ripresa, la shakerata tattica di Runjaic ha inciso sul rendimento dei bianconeri privi di tre pedine di spessore, una per reparto. Zaniolo in attacco, Piotrowski in mediana e Kamara sulla fascia sinistra, giocatori spesso finiti nella lista dell’undici di partenza, là dove lunedì hanno trovato spazio Miller, Bertola e Zemura, elementi con caratteristiche tecniche e tattiche completamente diverse dagli assenti.

Mister Kosta, infatti, ha ritoccato anche il modulo che a prima vista sembrava un 4-4-1-1. A ben vedere, invece, l’Udinese ha proposto una difesa “a 3” senza Kabasele al centro, con Kristensen al suo posto, Solet insolitamente a destra e Bertola a sinistra. Zanoli e Zemura, invece, hanno giostrato da esterni a tutta fascia con il duo Karlstrom-Miller al centro e due trequartisti alle spalle del centravanti Davis: Ekkelenkamp e Atta. Niente di clamoroso, il 3-4-2-1 è stato spesso sfiorato nella storia dell’Udinese come declinazione del 3-5-1-1 proposto fin dai tempi di Guidolin, un modulo che i bianconeri hanno spesso ricomposto combinando le tessere del mosaico tattico durante i 90 minuti di lunedì, arretrando in mediana, di tanto in tanto, a turno, proprio Atta o Ekkelenkamp.

All’inizio, tuttavia, ha stupito, invece, l’incapacità dell’Udinese di far quadrare i conti sulle ripartenze di una squadra volenterosa ma tutt’altro che implacabile come l’Hellas, alle prese con dei problemi evidenti – confermati dalla posizione in classifica – amplificati dal mercato che ha portato via al tecnico Paolo Zanetti il brasiliano Giovane, finito al Napoli. È rimasto a disposizione il solo Orban, un piccoletto piazzato al centro dell’attacco che ha disturbato non poco l’ordinaria amministrazione dei “colossi” Kristensen e Solet, come ha confermato il gol del pareggio dei padroni di casa. Sarr, invece, si è infilato invece a sinistra alle spalle di Zemura che, salendo troppo, doveva spesso essere coperto da Miller.

A lungo andare, tuttavia, si è capito che era quello lo spiraglio che Runjaic voleva sfruttare, sganciando gli esterni, affinché liberassero spazio per i due trequartisti “ a rimorchio”. Così è arrivato il vantaggio di Atta, favorito da una deviazione di Slotsager che ha spiazzato l’ex pordenonese Perilli. Esterni protagonisti anche dopo in pareggio di Orban (sinistro ravvicinato di Zemura in respinto da Perilli) e nella ripresa in occasione del raddoppio, seppur in veste “insolita”: punizione di Zemura, stoccata vincente di Zanoli dopo la respinta del “muro” gialloblù. A quel punto l’Udinese ha gigioneggiato un po’ troppo fallendo il tris un paio di volte con Atta prima del tris calato da Davis con una bordata di sinistro, arrivata dopo l’ennesima ripartenza bianconera.

L’Udinese si conferma, dunque, una squadra d’assalto. Nelle prime tre trasferte dell’anno solare tra Como, Torino, sponda granata, e Verona ha raccolto 6 punti (due vittorie e una sconfitta per 1-0 su calcio di rigore, contro la debordante armata di Fabregas), mentre al Friuli-Bluenergy Stadium tra Pisa e Inter si è messa in tasca un solo punto.

Insomma, è lì che mister Kosta dovrà spingere per migliorare la sua Udinese: sul tasto della continuità e del gioco che devi esibire quando in casa sei costretto a fare la partita.

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