La solita Udinese: a Lecce confeziona un regalo al novantesimo
Giallorossi subito in vantaggio con Gandelman, pareggio bianconero di Solet su rigore e, nel finale, il gol partita di Banda su una punizione nata da una disattenzione in fase difensiva della squadra di Runjaic

Solita Udinese. Solito omaggio a una squadra in difficoltà come il Lecce che non segnava da 450 minuti – un’eternità calcistica – in una domenica che poteva celebrare l’avvicinamento al settimo posto dal profumo europeo in attesa del risultato dell’Atalanta. Almeno, dal punto di vista della par condicio, non si può dire che i bianconeri abbiano fatto figli e figliastri, considerando che prima di Natale avevano rianimato una Fiorentina moribonda che ieri è stata nuovamente lasciata da sola in zona retrocessione dai salentini di un Di Francesco scatenato, pronto a esultare in faccia alla tribuna che aveva criticato i suoi cambi.
Resta il gusto un po’ amaro di cose perdute nella bocca dei tifosi dell’Udinese, ma è bene sgombrare il campo dagli equivoci che potrebbero generare gli obiettivi che di volta in volta, dopo una vittoria esaltante, dopo un mini ciclo positivo, vengono messi davanti agli occhi della squadra. Che strutturalmente non riesce a essere continua, per un motivo o per un altro. A volte è psicologicamente fragile, soggetta a sbalzi di umore inspiegabili, altre paga le proprie tare tecnico-tattiche: adesso è piuttosto corta, complici gli infortuni. Quello di Zanoli sulla fascia destra che ha riportato in auge Ehizibue – la rimessa invertita per il pallone scivolato dalle mani è l’ultimo episodio della sua avventura friulana –, quello di Piotrowski ha ridotto le rotazioni in mediana, quello di Davis ha proiettato in Serie A il 19enne Gueye, di cui si dice un gran bene, ma per il momento questa affermazione sembra più che altro una leggenda nata dalla palude del calciomercato.
Subentrato a Bayo, letteralmente nullo da centravanti per più di un’ora, Gueye ha sbagliato tutto, a cominciare dalla scelta delle “scarpe bullonate”. Per come scivolava ieri sull’erba del Via del Mare avrebbe meritato un posto nella nazionale francese di pattinaggio su ghiaccio. Insomma, sarà lunga la sua rincorsa all’affermazione nel calcio che conta, per il momento vale un Damian Pizarro o, se volete il nome di una punta d’appoggio, il brasiliano Brenner, gente che qui non ha lasciato il segno nonostante le attese, tanto che sono già stati ceduti, a chi in modo definitivo, chi a titolo temporaneo.
In Salento, poi, Gueye ha completato l’opera impazzendo al 90’, quando è andato ad abbracciare Banda a venti metri dalla linea di porta, concedendo la punizione fatale, quella del 2-1 per i giallorossi di casa, capaci di strappare a il punticino che l’Udinese avrebbe portato altrimenti a casa, seppure senza convincere.
In soldoni, il giudizio a livello della prestazione di squadra sarebbe cambiato poco. Perché l’Udinese ha cominciato col piede sbagliato, omaggiando il Lecce del vantaggio attraverso una chiusura sbagliata di Solet alla quale è seguito un goffo tentativo di Karlstrom che, all’altezza del dischetto è scivolato goffamente porgendo così il pallone a Galdelman per l’1-0. Poco prima della ripresa il pareggio bianconero con un’iniziativa di Atta che riesce a mandare in profondità Zemura, steso da Gaspar che era stato saltato dallo zimbabwese in velocità. Dal dischetto Solet, inedito rigorista, trasforma contro uno specialista come Falcone.
La produttività della squadra di Runjaic, tuttavia, non è quella dei giorni migliori. Come detto Bayo è letteralmente trasparente e quando gli capita un pallone tira anche dallo spogliatoio. Senza mai inquadrare lo specchio. Dopo l’ora di gioco mister Kosta ci prova con Gueye e Zaniolo e se al primo manca solo la maglia giallorossa per decretare che il Lecce ha giocato in 12, la partita del 10 bianconero si riassume in una conclusione da trenta metri che sfila sul fondo prima di una traversa di Galdelman al 42’ e della resa finale sul piazzato regalato a Banda. Una mazzata per chi cominciava a sognare a occhi aperti.
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