La professione di fede di quei 25 mila sugli spalti: Udinese, buon pari con il Como assetato di Champions

Anche senza Davis i bianconeri non sfigurano al cospetto della squadra di Fabregas: nel finale l’occasionissima di Zaniolo, ma anche i lariani hanno sfiorato il colpaccio

Antonio Simeoli

 

A nemmeno una settimana dallo schiaffone preso dall’Italia in Bosnia e costato il terzo mondiale di fila, a Udine accade una specie di miracolo: il giorno di Pasquetta, con il sole e 20 gradi, i prati, Lignano e Grado invitanti come non mai per la scampagnata tradizionale, in quasi 25 mila scelgono di dare fiducia all’Udinese, come non mai una professione di fede. Vero, c’era il Como di Fabregas, le sue idee e i suoi grandi talenti (oltre che i suoi denari per carità’) con tanta voglia di Champions, ed era tanta la voglia di vedere l’Udinese, cui il talento certo non manca, al cospetto di una squadra che un tempo era proprio l’Udinese.

 

 

Certo, sotto di noi in tribuna, acclamato dai tifosi che gli hanno chiesto autografi e selfie a raffica, c’era Davis, il grande assente, ma anche senza il suo totem, pressoché insostituibile, la squadra di Runjaic ha fatto una gran bella figura. Dalla cintola in giù intendiamoci.

Tutto bene? No. Prima cosa: una società di fascia media e ambiziosa come l’Udinese deve avere una alternativa al suo centravanti, magari un giovane e rampante meglio di Bayo e Gueye. Seconda, nel finale si e’ rischiata la frittata un paio di volte per le nefandezza di un paio di difensori. La terza, la piu’ importante. Zaniolo, che non può’ fare il falso nueve e dietro a due punte farebbe faville anche a Udine, era l’unico italiano in campo su 22. Si, una settimana dopo la berla di Zenica fa ancora male. E per quanto lo farà ancora.

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