In battaglia senza il totem: l’Udinese sfida il Como senza lo squalificato Davis

L’idea di mister Runjaic è di schierare un attacco senza punti di riferimento composto da Zaniolo e Atta

Kosta Runjaic potrebbe utilizzare come termine offensivo più avanzato al posto
Kosta Runjaic potrebbe utilizzare come termine offensivo più avanzato al posto

È in mezzo al guado, l’Udinese. Deve decidere se dare vita a un finale di stagione capace di alimentare l’attesa per il futuro, restando nella scia di avversarie come Lazio, Bologna e un Sassuolo che sta crescendo giornata dopo giornata, o farsi risucchiare senza opporre resistenza da quelle che stanno sotto, leggermente sopra la zona retrocessione, un po’ quello che ha fatto lo scorso anno, il primo della gestione Runjaic. Le prossime portate nel menù sono importanti: si comincia col Como, si proseguirà sabato prossimo col Milan, poi, dopo l’impegno casalingo con il Parma, la Lazio all’Olimpico per chiudere il mese.

Chi verrà domani al Friuli - Bluenergy Stadium lo farà per questa curiosità, sacrificando anche la tradizionale grigliata in amicizia, perché se c’è un orario scomodo e poco appetibile come quello di solito riservato alle libagioni di Pasquetta, l’Easter monday lunch match, tanto per coniare l’ennesimo inglesismo di un campionato sempre più farcito di stranieri, tanto più se dall’altra parte c’è un’avversaria che praticamente non schiera mai dei giocatori italiani. Non che l’Udinese sia molto più interessante in chiave azzurra: si fosse giocata prima della sciagurata sosta riservata agli spareggi per accedere ai Mondiali, il ct Rino Gattuso difficilmente domani si sarebbe fatto vedere ai Rizzi, anche se un’occhiatina in più a Zaniolo – col senno di poi – avrebbe potuto darla, se non altro perché con la maglia dell’Udinese addosso il buon Nicolò le prende di santa ragione tutte le domeniche (anticipi e posticipi compresi) e un attaccante capace di usare la clava oltre che il fioretto forse gli sarebbe servito di più in Bosnia.

Acqua passata, si ritorna al campionato che fu “il più bello del mondo”. Al Friuli due stranieri anche in panchina: da una parte Runjaic, dall’altra Cesc Fabregas spinto dalle idee e dai soldi della famiglia indonesiana degli Hartono. Che, quarto in classifica, accarezza l’idea di giocare in Champions anche se lo stadio è – più o meno – quello del 1927, intitolato al canottiere Giuseppe Sinigaglia, morto da eroe di guerra all’ospedale militare di Crauglio per le ferite riportate sul Monte San Michele. Insomma, per avere la licenza Uefa deve essere ospitato: lo scorso anno inserì lo stadio di Udine per ottenerla, ora le coppe europee il Como pensa di giocarle a Reggio Emilia. Le splendide magie del calcio italiano.

Il gioco almeno con Fabregas e i suoi campioncini (su tutti Nico Paz) è di primo livello. Ribattere colpo su colpo senza il totem Keinan Davis, squalificato, sarà dura per l’Udinese: mister Kosta pensa a uno Zaniolo avanzato, ma pronto a togliersi dalla posizione centrale, per permettere a Atta, ma anche ai suoi interni di centrocampo, Ekkelenkamp e Piotrovski, di inserirsi. Basterà?

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