Perica-gol, l’Udinese “mata” il Toro

INVIATO A TORINO. Ci voleva. Ci volevano tre punti tutti in una volta, altrimenti scollinare oltre quota 20, in piena media salvezza sarebbe stato una rampa ripidissima per l'Udinese. Il rischio per Colantuono era quello di fare la fine del povero Juan José Padilla, incornato in piena corrida: nonostante l’assenza di Thereau, il tecnico bianconero si è trasformato invece nel torero Joselito, capace di danzare sulle difficoltà di un Toro tutt’altro che libero dai cattivi pensieri dopo la lezione nel derby.
Il 3-5-2 formula fenicottero funziona. Fenicottero sgraziato come Stipe Perica, con quelle gambe che però si allungano ad ogni tackle: là davanti, senza Thereau, Colantuono ha dovuto giocoforza affidarsi al centravanti zaratino, visti i natali quasi un pivot alla Kreso Cosic nel cuore dell’attacco bianconero. A differenza dell’illustre concittadino che segnò un’era nel basket europeo (con i suoi duelli con il nostro Meneghin), il giovin Stipe è però letteralmente privo di tecnica calcistica. Che a volte è un dramma che getta nello sconforto anche il Cola tiro di piatto dal limite, una ciofeca, altre è una ricchezza, considerando che l’unica sua vera arma è la capacità di resistere a calcioni e trattenute, a contrasti robusti e scivolate difensive.
È così che l’Udinese segna il gol del vantaggio. Ripartenza guidata da Lodi, passaggio al limite al dalmata che resiste all’affondo di Moretti e piazza un diagonale alle spalle dell’ex Padelli. Ha giocato poco, finora, Perica, ma un paio di golletti – tra campionato e coppa – li ha garantiti. Insomma, non è da gettare a mare, nonostante quelle movenze da sgraziato fenicottero che per ora caratterizzano il suo gioco. Anni fa uno come Mario Mandzukic non era tanto diverso nel modo di interpretare il calcio: poi esplose come bomber, per segnare da rapace d’area in Germania, in Spagna e ora in Italia. Il problema, riferito al presente, è semplice: quanto tempo bisogna attendere per vedere materializzarsi davvero il volto di uno spietato attaccante? Tanto. E l’Udinese deve un po’ cercare di limitare di danni, ruotando gli uomini, mixando gioventù ed esperienza. A patto di essere ripagata con il coraggio: Perica ce l’ha, Aguirre no. Una considerazione da annotare con la penna rossa in vista della prossima sessione di mercato.
Il cocktail bianconero, la necessità di dosare con sapienza gli ingredienti (i giocatori) è un argomento che interessa non solo il reparto avanzato. Le ingenuità macchiano spesso il vestito bianconero. Sotto forma di errori marchiani (sono ancora freschi quelli che hanno agevolato la marcia dell’Inter al Friuli) o di scelte sbagliate come quelle che hanno portato Wague a commettere due falli da ammonizione nel giro di pochi minuti e lasciare la squadra in dieci nell’ultima mezz'ora. Da evitare. La leggerezza (la partita era tutt’altro che un corpo a corpo da gladiatori) è costata degli autentici salti mortali a Colantuono. Prima il cambio Piris per Totò, poi quello di Adnan per Edenilson con la squadra ridisegnata sul campo con un 4-4-1. Davanti il solo Perica, incredibile per la generosità nelle rincorse. Poi Iturra per Lodi, forse l’emblema dell’Udinese corsara, affinché il Toro non riuscisse nell’impresa disperata di recuperare con la formula a tre punte, Quagliarella, Belotti e Maxi Lopez. Niente da fare. Anzi, Widmer sbaglia anche il colpo del ko, ma i tre punti salvezza rimangono lo stesso nella tasca bianconera.
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