Patrimonio Pordenone: oltre ai big della rosa vivaio di 350 talenti e i tifosi che crescono

Ajeti, Pinato, Torrasi e Piscopo valgono un milione e mezzo. Particolarmente appetibile anche il florido settore giovanile

Pierantonio Stella

Certo, ci sono i debiti. Che in queste frenetiche ore che dividono il Pordenone dalla fatidica data di martedì 20 giugno si stanno analizzando dettagliatamente, soppesando ogni possibile soluzione in grado di scongiurare l’ipotesi più nefasta del fallimento. Ma il Pordenone non può, soprattutto nell’ottica di un suo eventuale passaggio di proprietà, essere valutato solamente con la lente delle passività. In quanto il patrimonio, inteso nel senso più ampio del termine, costruito dal presidente Mauro Lovisa e dai suoi soci in questi anni, in cui i ramarri hanno vissuto l’apice della loro storia calcistica, non può comunque essere trascurato. E consta di varie voci.

POKER DI LUSSO

Chi si trovasse a investire nel Pordenone, a prescindere che intenda acquistare una quota o rilevarne l’intero pacchetto, avrebbe innanzitutto la possibilità di capitalizzare al massimo la voce giocatori. Magari scontentando i tifosi. Ma chi ha cuore il ramarro, in questo momento non può non considerare la sua sopravvivenza come determinante. Anche a scapito di sacrifici importanti. Quali? Per età, rendimento e qualità sono almeno quattro i top player neroverdi che potrebbero scatenare (salvifiche) aste di mercato. In difesa l’oggetto del desiderio di molti porta il nome di Arlind Ajeti: 32 presenze, 6 gol, personalità da vendere. In serie C l’albanese è un lusso. Come in mezzo al campo la coppia composta da Marco Pinato ed Emanuele Torrasi. Il primo corre e segna (7 reti in questa stagione), il secondo dispensa intelligenza tattica. L’ex Sassuolo ha 4 anni in più (28 contro 24) del collega di reparto, ma entrambi rappresentano ancora un investimento su cui scommettere a occhi chiusi. In avanti, al netto della cessione già perfezionata del lituano Edgar Dubickas al Pisa, potrebbero stuzzicare le capacità realizzative e soprattutto di uomo assist (ben 5 nel torneo in archivio) di Kevin Piscopo, uno che può pure fungere da autentico jolly offensivo. In quattro, secondo l’autorevole sito Transfermarkt, valgono circa un milione e mezzo di euro. Ma la concorrenza potrebbe ovviamente far lievitare le quotazioni.

SETTORE GIOVANILE

Possibilità di fare affari utili al bilancio, ma pure di continuare un cammino di notevole valenza sociale, comporterebbe il salvataggio del Pordenone con il suo florido settore giovanile. Senza pesare il palmarès di questi anni, con due scudetti under 17 (2017-18 e 2018-19), una finale tricolore under 16 (2017-18) e uno scudetto under 19 femminile (2021-22), e la recente qualificazione alla fase finale nazionale di under 16 (uscita per mano della Pro Vercelli) e under 14 (seconda nel girone di ferro con Padova, Atalanta e Albinoleffe), quel che contano sono gli attuali 350 tesserati del vivaio neroverde e i rispettivi staff. Il tutto condito dagli ottimi rapporti costruiti nel corso degli anni con alcune big della serie A, pronte a scovare nuovi talenti. In primis l’Inter, che secondo indiscrezioni sarebbe già pronta a fare la “spesa” in riva al Noncello.

BACINO

Non sarà piazza da pienone allo stadio come il miglior immaginario calcistico imporrebbe, ma il pubblico di Pordenone e dintorni, da quando la squadra è tornata nella sua “casa” , per il momento il rinnovato Tognon di Fontanafredda (con lo studio di fattibilità di uno stadio in città nel cassetto), sta comunque dando forti segnali di risveglio. Non per niente si è passati dai 300 spettatori di Lignano con il Renate ai 3 mila dell’esordio al Comprensoriale con la Pergolettese. Una crescita da cavalcare e possibilmente non arrestare.

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