Le colonne dell’Udinese saranno Musso, Ekong, Mandragora e Pussetto
UDINE. Riportata la chiesa al centro del villaggio, con la conferma di Igor Tudor, l’allenatore che comincerà in plancia di comando anche la prossima stagione, dopo avere concluso a guida dei bianconeri le ultime due, l’Udinese può cominciare a pianificare il futuro sfruttando anche il fattore tempo.
Il vantaggio, infatti, è di avere già un tecnico che conosce la rosa. Basterà “solo” avere le idee chiare e stilare un progetto di migliorie condivisibile col tecnico, sapendo che il mercato farà la sua parte. In attesa, è possibile definire i punti fermi, molti dei quali sono già stati messi lo scorso anno con la campagna di reclutamento che ha portato i vari Musso, Ekong, Pussetto e Teodorczyck.
Chi resta
Cominciamo dalle fondamenta, dalla difesa che sarà riconfermata al 90%. Musso è già esploso, le sue parate hanno fruttato punti e attirato gli occhi delle big, ma non andrà via.
Il contratto è lungo (giugno 2023), ma soprattutto conta meno del percorso di maturazione che l’argentino vuole fare in Friuli col preparatore Brunner.
Un anno fa, di questi tempi, il portiere era un punto interrogativo in casa friulana, al pari del centrale difensivo con Danilo in partenza.
L’eredità l’ha raccolta Troost Ekong, che dopo il rodaggio ha convinto e sarà confermato come l’ormai affidabile Stryger Larsen (2022).
Anche Nuytinck resterà, sebbene l’Udinese stia cercando un centrale mancino. Il pacchetto dei corazzieri è completato da De Maio; appena riscattato, ha firmato un triennale.
C’è aria di conferma anche per Ter Avest e pure per il ghanese Opoku, che può crescere con calma alle spalle di De Maio dopo avere dimostrato i classici up & down giovanili.
Passando in mediana, l’annata da “assenteista” per infortunio di Barak impone una rilancio al centro del progetto per il ceco. Fofana deve ancora confermarsi e a Tudor piace, così come c’è feeling con Hallfredsson (scadenza contratto al 30 giugno), la cui esperienza può servire senza pretendere 38 partite in stagione.
Quel numero può invece garantirlo Mandragora, che da giugno 2020 diventerà oggetto di ricompra della Juve, che potrebbe riportarlo a Torino versando 26 milioni ai Pozzo.
In attacco dovrà essere l’anno dell’esplosione di Pussetto e quello della risalita di Lasagna, entrambi legati fino al 2023, con un anno di contratto in più di Teodorczyk, da considerarsi il centravanti titolare.
Chi parte
I primi nomi sono quelli di “Don” Rodrigo De Paul e di Samir, appetiti sul mercato e desiderosi di provare un’esperienza nuova. Difficile poi che l’Udinese eserciti il diritto di riscatto (4 milioni) per D’Alessandro, anche se prima di disfarsi dell’affidabilità dell’italiano bisognerebbe farci un pensiero. Wilmot tornerà al Watford così come Zeegelaar.
I portieri Nicolas e Perisan vorrebbero giocare e lo hanno fatto capire, mentre Macis può andare all’Aek Atene e Pontisso restare al Vicenza.
In dubbio
Il grande punto interrogativo è Okaka, legato al Watford fino al 2021. Al momento è più probabile che non resti, esattamente come Sandro, mentre Behrami troverà un rinnovo con probabile sbocco dirigenziale. Che farà poi Scuffet, finito dietro le quinte anche in Turchia?
Dubbi anche su Badu, legato fino al 2020 ma anche quello che in stagione è rimasto indisponibile per 253 giorni e Ingelsson, mentre la società chiederà a Tudor se Balic e Vizeu potrebbero fare comodo. —
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