Inler indica la strada all’Udinese: «Il rendimento in casa nostra va migliorato»

Il responsabile dell’area tecnica bianconera, fresco di rinnovo, chiede una svolta per la prossima stagione: «Cambieremo mentalità, la sfida è spingere al massimo e non concedersi pause»

Stefano Martorano
Il direttore dell’area tecnica dell’Udinese, Gokhan Inler, e mister Runjaic
Il direttore dell’area tecnica dell’Udinese, Gokhan Inler, e mister Runjaic

La sfida che ci aspetta è migliorare il rendimento in casa nostra e spingere sempre al massimo per non concedersi pause. Vogliamo cambiare mentalità». L’anticipazione sull’agenda programmatica bianconera ’26-’27 è di Gokhan Inler, il responsabile dell’area tecnica dell’Udinese a cui Gino Pozzo ha appena rinnovato la fiducia con un’estensione contrattuale al 2028. È stata una scelta in linea con la continuità tecnica garantita dal “Runjaic Ter”. L’allenatore tedesco ha caldeggiato il rinnovo dell’elvetico di origine turca, vista la sinergia maturata tra i due.

Inler, partiamo proprio da questo passo: la società ha riconosciuto il suo operato...

«Sono onorato per questi altri due anni di contratto. La squadra ha fatto un passo in avanti e per me significa tanto, perché dietro c’è un lavoro quotidiano. Le prime due stagioni sono state una bellissima esperienza e una soddisfazione, ma ovviamente si può migliorare ed è quello che punteremo a fare».

E sempre in coppia con Runjaic che non ha mai perso occasione per volerla al suo fianco.

«Seguo tutte le conferenze stampa, so che il mister ha detto belle parole sul mio conto e lo ringrazio. Ho imparato tanto da lui e viceversa, ma l’importante è stare tutti compatti perché noi siamo una squadra, tifosi compresi, e ora sarà importante fare un altro passo in avanti».

Dopo averci lavorato per due anni a fianco come definisce l’allenatore Runjaic?

«Molto disciplinato. Come me, anche lui è migliorato molto da quando è arrivato. Adesso prende le cose in modo più riflessivo, ma quando serve interviene comunque in modo diretto, così come sa essere divertente e scherzoso quando c’è da sciogliere la tensione. Quest’anno ha saputo creare armonia e se lo rispetti ti dà tutto. Ovviamente ci sono alti e bassi perché entrambi abbiamo un certo tipo di mentalità e non diciamo sempre di sì, ma con lui si può discutere di tutto perché è sempre costruttivo».

Quota 50 è stata appagante?

«Si potevano fare più punti, ma per esperienza so che a fine stagione ottieni è quello che hai dimostrato di meritare. Quota 50 è uno step verso l’alto che vale tanto per noi, ma possiamo migliorare sicuramente il rendimento in casa cercando di rendere difficile il giocare a Udine a ogni avversaria».

È questa, dunque, l’asticella da alzare di cui ha fatto accenno ai tifosi alla recente cena dell’Auc?

«Sì, dobbiamo migliorare la mentalità di una squadra che è già compatta e seria».

Inler, può svelare qualche retroscena sulla gestione dello spogliatoio...

«Sto spingendo molto i giocatori a fare attività extra-calcio, soprattutto i ragazzi giovani che non hanno qui le famiglie, così ogni settimana li porto fuori a fare cose sempre diverse. Ho visto una reazione molto positiva e da queste cose nasce un senso di amicizia, di famiglia. Abbiamo curato tanto questi aspetti, tra i quali anche i compleanni dei ragazzi che festeggiamo sempre allo stadio».

Su quale delle promesse sarebbe pronto a prevedere una rivelazione?

«Abbiamo diversi giovani interessanti. Gueye e Miller sono quelli che hanno già fatto diversi minuti, poi rientrano dal prestito Pafundi e Palma, Camara ha fatto un anno di esperienza ad alto livello, Mlacic e Arizala sono arrivati a gennaio ma hanno grandi potenzialità».

Come giudica la tifoseria, tra i terzi tempi e gli allenamenti a porte aperte che danno il termometro dell’amore per questa squadra?

«È stato fondamentale aver lavorato sul rapporto con loro. Si è creato un ambiente sano, i tifosi hanno percepito che la squadra sta bene e da dirigente ho visto i tifosi contenti. È ovvio che loro vorrebbero di più, ma stiamo lavorando per arrivare ancora più in alto e abbiamo bisogno di loro in questo percorso».

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