Il Cigno di Colloredo? «Lo inventò il gm Micalich durante le radiocronache»

UDINE. Raffica di domande per Antonutti dai lettori del nostro giornale. Il ritorno in patria da giocatore del “Cigno di Colloredo” ha scatenato la fantasia del popolo friulano, che non si è limitato a domande relative alla pallacanestro, ma ha spaziato davvero a tutto campo. A cominciare proprio dalla genesi del soprannome “Cigno di Colloredo”. Il riferimento alla città di Colloredo di Prato è noto, ma ora tutti sanno che l’accostamento al cigno è frutto della fantasia di Davide Micalich, nel periodo in cui curava la comunicazione per la Snaidero. «È dovuto alle lunghe leve, ispirato da Marco Van Basten, il cigno di Utrecht» ha spiegato Antonutti, che ha anche svelato uno dei suoi hobby preferiti: «Coltivo una passione per i cactus, li ho scoperti quando giocavo al Sud. È un tipo di pianta che mi assomiglia, perché è spinosa, ma se trattata bene diventa bellissima». Inevitabili le domande sul passato, in particolare sull’epoca Snaidero. «Iniziai presto a giocare in prima squadra, avevo tanta pressione addosso. Ero stato eletto secondo miglior under 20 dietro a Gallinari. Agli Snaidero devo dire grazie, una parte della mia friulanità cestistica la devo a loro. Quando finì quel ciclo, avevo un bel po’ di paura. Ora sono di nuovo a Udine, non me lo sarei aspettato». Michele Antonutti è uno che di sogni ne ha realizzati tanti, anche quelli rimasti a lungo nel cassetto. Proprio come la t-shirt con l’aquila simbolo del Friuli che ha portato con sé in redazione: «La indossai in occasione della mia ultima partita a Udine, poi l’ho infilata in un cassetto. Mi ero ripromesso di tirarla fuori solo se fossi tornato a giocare a casa». Il destino fa giri immensi e chiude il suo cerchio, il “Cigno di Colloredo” è tornato per esaltare il pubblico del Carnera come ai vecchi tempi. —
G.P.
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