Iaquinta e Di Natale: la rimonta è servita
Chievo in vantaggio dopo 10'. Poi l'Udinese mette la freccia
Finisce tra gli applausi e con solo metà squadra - trascinata dalla vecchia guardia, da De Sanctis a Iaquinta, a Pinzi - in mezzo al campo per salutare il pubblico del Friuli. L'altro pezzo era già con la testa sotto il tunnel, guidata da Muntari, il compagno colpito da autentiche bordate di fischi durante il primo tempo, quando l'Udinese era in svantaggio sul Chievo e viaggiava con il vento contro. Per solidarietà. Una solidarietà che non tutti hanno compreso, considerando che il “leone” del Ghana era riuscito a sbagliare almeno quattro passaggi di fila, tanto da fare venire il dubbio che non si trattasse di una casuale serie di errori. Un interrogativo maligno alimentato - evidentemente - dalle cicliche esternazioni da mercenario di Muntari. “No good”: su Muntari l'osservatore del Liverpool presente ieri sotto la volta dei Rizzi, Mauro Pederzoli, risponderà così all'allenatore Benithez che l'ha spedito a Udine per una relazione su Iaquinta e Zapata. E questo giudizio sarà l'ennesima giocata in fuori gioco del centrocampista ghanese - aspirante protagonista della Premiership - che non riesce più ad azzeccarne una. Sembra un elefante inferocito tra gli scaffali di una cristalleria: combina danni anche quando respira. Pozzo a fine partita ha sottolienato che sta attraversando un «periodo psicologico difficile», Malesani ha evidenziato che il giocatore «adesso non sta pensando minimamente al mercato e, anzi, sta facendo gruppo». Lo frega l'atteggiamento, quella aria da presuntuoso del calcio che è la sua forza e ora soprattutto la sua debolezza. Per vederlo di nuovo esemplare maratoneta e sapiente distributore di palloni dovremo attendere il suo passaggio ad un altro club, le offerte all'Udinese non mancano.
Ed è sicuro che la stessa società bianconera stia programmando il futuro senza Muntari. E purtroppo sarà difficile trattenere anche gli attaccanti. Iaquinta e Di Natale ormai segnano a ogni uscita: il primo ieri ha raggiunto Bierhoff nella classifica dei cannonieri bianconeri, il secondo sta diventando chirurgico, dopo aver mancato troppi gol nei primi mesi della stagione. L'Udinese di adesso, dunque, è una mirabile macchina da gol che diventa un macinino in fase difensiva, tanto che anche stavolta ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per recuperare una rete regalata al Chievo, arrivata dopo un lancio lungo che, rimbalzando, ha tagliato fuori Zapata e innescato Pellissier, abile nello scavalcare De Sanctis in disperata uscita. In quel momento l'Udinese è andata in apnea ed è lì che Muntari ha cominciato a giocare la sua personale partita a flipper, una di quelle partite che nascono male, perchè con i tasti centri sempre quel benedetto “fungo” al centro che ti ribatte la pallina e la trasforma in un pericolo costante. Così il Chievo è andato anche vicino al raddoppio: passaggio di Muntari sul “fungo”, pardon addosso a Italiano, e via al contropiede, sbagliato di un soffio. Apriti cielo, ecco i fischi che hanno bersagliato Muntari e hanno alimentato la già citata solidarietà di qualche compagno (soprattutto Obodo che, discutendo con De Sanctis e Iaquinta, si è negato per l'applauso finale in mezzo al campo) e la confusione mentale dell'Udinese. C'è voluta tutta l'esperienza di Pinzi per trovare il bandolo alla matassa. Prima il capitano ha evitato di chiamare in causa Muntari per il resto della frazione, poi ha accelerato per smazzare in area il cross dell'1-1 per Iaquinta. A quel punto la gara è tornata in “pianura”, dove l'Udinese ha ricominciato a pedalare bene: la discesa è arrivata nella ripresa. Meritatamente.
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