E vicino al confine ecco l’hotel doping

L’inchiesta di Padova porta alle camere ipossiche slovene: lo svela “la Repubblica”

Un “Hotel Doping” a meno di 60 minuti di auto dal Friuli. Basta trascorrervi qualche ora in relax, magari leggendo un libro, per correre o pedalare sempre più forte. «Dodici ore al giorno per almeno undici giorni e la prestazione migliora. Dal cinque al quindici per cento». Questo particolarissimo albergo è “Villa Triglav”, a Goreljek, in Slovenia, altopiano di Pokljuka, nel parco nazionale del Tricorno. Ne ha parlato il quotidiano “la Repubblica”, in un articolo firmato dai giornalisti Giuliano Foschini e Marco Mensurati. La “pista” è stata fornita direttamente dall’inchiesta sul doping e sul dottor Ferrari condotta dalla Procura di Padova.

A gestire questo albergo – ha svelato “la Repubblica” – è un ex ciclista, Tadej Valjavec, un ottimo scalatore, tre volte nei primi dieci fra Tour de France e Giro d'Italia negli anni 2000, incappato più volte nei controlli dell'Uci per possibili alterazioni nel “passaporto biologico” e allievo proprio del “dottor doping”, Michele Ferrari. Quando Valjavec ha ristrutturato questa baita, ha pensato di farla diventare una sorta di enorme tenda ipossica. Così ha investito centomila euro in un impianto senza eguali e oggi gli basta girare una manopola per far diventare l’aria delle stanze identica a quella che si respirerebbe a 4-5mila metri. «Posso regolare la percentuale di ossigeno di qualunque camera. In questo modo posso abbassare la saturazione del sangue per chi si trova all’interno e quindi procurare enormi benefici agli atleti. L’ho provato su me stesso e garantisco: funziona!». In sostanza Tadej simula l'alta quota, stimolando così la produzione di globuli rossi dei suoi ospiti, contribuendo a un maggior trasporto di ossigeno ai loro muscoli, e aumentando la soglia della fatica e la produzione endogena dell’ormone della crescita. Se qualcuno avesse dei dubbi, poi, sulla qualità della “cura”, basta che si vada a sentire le intercettazioni proprio di Ferrari, che consigliava la struttura a uno dei suoi atleti, il ciclista Diego Caccia: «Valjavec (...) ha fatto un impianto centralizzato che pompa azoto nelle varie stanze e tu puoi regolare l’altitudine (...) aggiungi l’altitudine che vuoi ed è, cioè sicuramente funziona e lì... sei in Slovenia». E infatti in Slovenia tutto ciò è perfettamente legale, mentre in Italia il “Grande Hotel doping” non potrebbe esistere perché la legge del nostro paese (la 376 dell'aprile 2000) dichiara illegale questa pratica, perché è dannosa per la salute e altera le prestazioni sportive. Quindi dopante. Tadej lo sa e ride: «In alcune parti del mondo questo è doping, in altre no. Le federazioni fanno finta di niente... Tutti lo fanno, ma in Italia, a un’ora di macchina da qui, fanno ancora finta di non vedere».

Chi sono i clienti dell'Hotel Doping? «Squadre per lo più» dice Tadej, con una certa riservatezza. Vengono ciclisti e fondisti dell’atletica e dello sci. E per invogliare gli sportivi, il sito internet dell’albergo dice apertamente: «Condizioni eccellenti per la preparazione di atleti di durata con l’aiuto di camere ipossiche. In questo modo ciclisti, runner sulle lunghe distanze, sciatori di cross-country e molti altri atleti possono esprimere il meglio del loro potenziale e aumentare il loro valore nel mondo dello sport». Tanto in Slovenia è legale.

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