L’Apu regge per metà match, poi crolla nel finale: sconfitta a Treviso

Udine resta in partita per due quarti nella Marca poi prende un’imbarcata. Soprattutto non dà mai la sensazione di poter portare a casa la vittoria. Si salva solo Battle, male il lunatico Valentine e nel complesso tutti gli altri

Antonio Simeoli

“Noi non vi lasceremo mai” cantano i tifosi di Udine fino alla fine. Ma la loro squadra esce da Treviso con le ossa rotte perché perde e, anche se resta incollata ai rivali per tre quarti di partita, non dà mai la sensazione di poter vincere. Crolla per 102-86.

Anzi, la sensazione che abbiamo avuto domenica a un metro dal campo che anche a garra, intensità, fuoco dentro, domenica Treviso ne avesse di più. E non è da Udine. Se a questo si aggiunge che i punti pesavano più di due in chiave salvezza il cerchio è chiuso. L’Apu non può dipendere dalla “luna” di Valentine o dalle triple di Bendzius e in generale della squadra ( 7 su 30), non si può pretendere che Battle (20 punti) faccia pentole e coperchi.

Si capisce subito l’antifona. Nella bolgia del Palaverde ci mette poco più di due minuti Vertemati a chiamare il primo time-out, è accaduto quel che si temeva. Hai voglia di dire in settimana che non bisogna farli correre, ma quando Russel accelera e JP Macura segna tutto quel che trova in transizione fermarli è difficile. Ci pensano Battle con un gioco da tre punti e Sisko anche con una palla rubata a mettere in ritmo i suoi. Anche Bendzius pare entrare con la faccia gusta e due triple, così come Bucarelli.

Fine primo quarto 27-24 per Udine. Certo, JP e Russel, un peperino che con la sua velocità fa a fette la difesa dell’Apu, vanno disinnescati, così come l’ex Cappe, bravo ma se diventa immarcabile un problema c’è.

E poi non a caso Venditti cantava “Ci vorrebbe un amico”. Ecco ci vorrebbe Valentine canta il popolo bianconero.

Si riparte e Treviso torna a far paura con quel ritmo folle. Pensa a Cavallero Vertemati per fermare JB, il ragazzo ci prova. Niente. Un tifoso esagitato dei tempi di Kukoc e Del Negro sopra di noi tira giù i santi in paradiso contro gli arbitri.

Abbassa quel ritmo Apu sennò ti fai male. Difendi e segna da tre (5 su 13 a metà gara ed erano tiri buoni). Anche perché quando l’amico Valentine pesca due triple arriva dalla panchina il jolly Allinei che replica. Si va all’intervallo con Treviso (senza Carter non pincopalla) avanti 48-47 e la sensazione, comunque, che abbia in mano il bandolo della matassa. Taci che Rivera e Mazzola (McGlynn e Spencer, per via della staffetta) reggono sotto le plance.

Si riparte, tripla di JB, palla persa, due palle vaganti agli altri: così non va. Canta lo spicchio bianconero. Battle, che poi fa la giocata della settimana stampando una schiacciata in penetrazione terrificante. È uno da battaglia, beato chi ce l’ha. Ma non basta. Quando l’Apu sbaglia tre triple di fila e non ha alternative, perché la palla sotto, ed è un classico, non va mai, si capisce che finirà male.

Più bocche da fuoco, più atletismo, sì anche più fuoco dentro. Qui non si vince facendo il compitino. E se non si vince qui dove si vince?

Palla persa di Calzavara. Sul 69-59 a 2’30” dalla fine del quarto. Udine zitta zitta esce pian piano dalla partita. Fine terzo quarto 74-65. Poi va peggio con Rivera e Mazzola (che non tirano mai) surclassati dai lunghi avversarti. Treviso vince, dà la sensazione di essere più forte, mette al sicuro lo scontro diretto. In prima fila il presidente Pedone scuote la testa perchè l’Apu completa la domenica nera dello sport friulano con una sconfitta. E domenica a Roma l’aspetta la Maxima di Alibegovic.

 

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