Basket: al PalaGesteco vince Avellino 62-77, applausi per il ritorno di Polonara

Cividale dura solo mezzo quarto contro la lanciatissima capolista Avellino. Senza capitan Berti per Pillastrini è un rebus e il bottino si fa subito pesante. Emblematico che l’unico a salvarsi sia stato l’ultimo arrivato Baldi Rossi

Gabriele Foschiatti
Achille Polonara
Achille Polonara

Troppa Avellino per la Gesteco. Gara mai in discussione, dominata in lungo e in largo dagli irpini contro i friulani orfani di capitan Berti, che sarà fuori un mese.

L’unica nota positiva della serata è l’esordio convincente di Baldi Rossi, il migliore dei suoi: 14 punti e 5 rimbalzi in 17 minuti. Mentre i lupi biancoverdi volano in vetta, la Ueb è 1-4 e il calendario non aiuta: mercoledì la Vuelle la attende a Pesaro.

Al ritorno al PalaGesteco dopo due trasferte, le Eagles cercano un’impresa in una serata speciale. Avellino è una seria candidata a giocarsi la promozione e in quintetto schiera quel Giacomo Dell’Agnello che per anni ha trascinato i gialloblù. Il Pirata è accolto tra gli applausi, così come Achille Polonara, simbolo della Nazionale tornata alle Olimpiadi e ora assistente allenatore in Irpinia, dopo una lunga battaglia contro un male terribile.

Nel prepartita il presidente Micalich carica i suoi che indossano la divisa delle occasioni speciali in tinta biancorossa, i colori della città. Spiace che capitan Matteo Berti sia costretto a soffrire in panchina, bello invece veder coach Di Carlo riabbracciare Costi.

Stefano Pillastrini stravolge il quintetto: Redivo in cabina di regia, poi Mobio, Knight, Ferrari e il giovane Gozo, all’esordio stagionale. Il primo allungo è però degli irpini, fatto di transizione e triple ben costruite in quintetto in cui tutti gli interpreti sono pericolosi dall’arco. Le percentuali li premiano: 4/4 e 9-17 dopo 5’. Mollura infatti è infallibile e punisce il raddoppio della difesa su Dell’Agnello con la tripla dell’11-24. L’ex Scafati fa 4/4 ed è a quota 14 contro i 13 dell’intera Ueb: 13-31 dopo 10’.

Nel secondo quarto spazio a Baldi Rossi nel 5, al suo fianco Tio mentre la Curva gialloblù intona: “La gente come noi non molla mai”. L’impatto dell’8 è positivo, 5 punti in altrettanti minuti. C’è un abisso però tra le due squadre e Owens ci mette il punto esclamativo stoppando Cesana sul tabellone. La Ueb tira 2/11 dall’arco, troppo poco: 29-51 all’intervallo.

Si riparte e pronti via Mollura commette fallo su Vecchiola che lo aveva scippato a metà campo: è la prima applicazione della nuova regola sul fallo tattico in casa friulana. Cividale però fa una fatica incredibile in attacco e non solo perché Owens continua a stoppare chiunque. Le Eagles sono 3/20 dall’arco, pare quasi di sentire Ligabue: se per ogni sbaglio avessi mille lire… Baldi Rossi è il migliore dei suoi e il primo in doppia cifra (11), ma il tabellone recita 43-65. L’ex capitano di Cantù e Verona prova a dare la scossa ai suoi e segna una tripla difficilissima in step-back. 20’’ dopo finalmente si sblocca anche Cesana, -16, ma è un fuoco di paglia. Redivo perde due palloni sul pressing di Palumbo e Avellino torna subito a +20. Gara in ghiaccio, nonostante la Curva canti fino all’ultimo minuto. Nel finale gloria per il giovane Zuccardi, mandato in lunetta per i primi due punti in A2. Un bel gesto che fissa il punteggio sul 62-77, guastato dall’ultima scena del match: Tio si fa male mentre scorrono i titoli di coda, infortunio alla caviglia.

Il ritorno di coach Polonara

Ai più non era sfuggito quello spilungone smilzo smilzo con gli occhiali che controllava il riscaldamento dei suoi e i suoi lo guardavano con un rispetto non comune. La partita si avvicinava, la gente arrivava al Pala Gesteco sperando in una riscossa della banda del Pilla e curiosa di vedere la prima dell’esperto Baldi Rossi chiamato a tappare la falla aperta dall’infortunio di capitan Berti.

Nella zona del tavolo dei commissari spunta anche una vecchia gloria extralusso: Rich Laurel. Classe 1955 portati bene arrivato a palazzo grazie allo sponsor Maico a gustarsi lo spettacolo. Ci sono due stranieri in A2, come alla fine degli anni Settanta quando fu l’artefice delle stagioni d’oro dell’Hurlingam Trieste. La differenza è che qui arrivavano stelle.

Poi l’annuncio delle formazioni. Lo speaker Gilberto Zorat, uno tutto cuore con i suoi tambureggianti “Insieme”, “le mani”, alla lettura delle formazioni di Avellino si piazza davanti a quello spilungone. E quando urla il nome di Achille Polonara, uno degli assistenti di coach Di Carlo, l’applauso è scrosciante. L ungo, intenso.

Achille ringrazia, ci è abituato. A ogni partita da quando ha appeso le scarpette al chiodo e ha deciso di fare l’allenatore è così. Un anno fra di questi tempi lottava contro la morte in coma dopo un embolia polmonare seguita al trapianto di midollo per cercare di vincere la leucemia mieloide che lo aveva aggredito due anni dopo il tumore ai testicoli. Ricordate Spissu che giocò l’Europeo 2025 con il numero 33 in onore dell’amico con Pozzecco che l’aveva messo tra i convocati?

Achille, due scudetti uno al Valencia l’altro alla Virtus, mille punti in Eurolega, 15 anni in serie A è diventato un simbolo di resilienza e passione per il basket.

A 34 anni ha iniziato a fare l’assistente allenatore, in mano il foglio per le statistiche, ogni tanto in piedi a dare qualche consiglio. Di Carlo ad Avellino ha una grande fortuna, si vede lontano un miglio che quei lupi irpini giocano come faceva lui. E anche per lui.

 

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