Apu, le due facce della medaglia: girone d’andata da applausi, meno brillante il ritorno
È tempo di bilanci in casa Old Wild West chem dopo un inizio difficile si è ripresa. Nella seconda parte della stagione il calo. I motivi? Roster ridotto, fatica e avversarie che si sono tutte rinforzate

Apu, molto meglio il lato A. Non si parla di dischi, ma del campionato appena concluso dalla squadra bianconera, che ad attenta analisi evidenzia una notevole differenza di rendimento fra girone d’andata e girone di ritorno. Tutto è bene ciò che finisce bene, la salvezza è stata centrata con largo anticipo, ma ora che chi di dovere si deve sedere a tavolino a programmare la prossima stagione, è bene tenerne conto.
Andata in crescendo
Si sapeva sin dal mese di luglio che la squadra di Vertemati avrebbe dovuto fare i conti con un calendario durissimo nel primo mese e mezzo, infatti il primo successo è arrivato appena alla quinta giornata e più in generale si è arrivati al crocevia di Varese con uno score di una sola partita vinta a fronte di sette sconfitte.
Il colpo di Masnago, nell’ultimo match giocato da Hickey prima della squalifica per doping, è stata una bella iniezione di fiducia, e dalla domenica successiva, contro Napoli, Udine ha cambiato marcia sia per il felice innesto in corsa di Christon, sia per il calendario più pianeggiante. Con cinque hurrà nelle ultime sei gare del girone d’andata, complice l’esclusione dal torneo di Trapani, la matricola bianconera ha timbrato il pass per le Final Eight di Coppa Italia e soprattutto ipotecato la salvezza: in un campionato a sedici squadre solitamente servono 20 punti, con quindici la linea di galleggiamento scende a 16, massimo 18.

Ritorno in calo
Dopo il giro di boa Alibegovic e compagni hanno inanellato due sconfitte tutto sommato fisiologiche: in casa contro la Reggiana, che da lì in poi ha iniziato a marciare al ritmo della capolista Virtus (vedi tabella a lato) e a Brescia con beffa a fil di sirena. La reazione è stata importante, con la scorribanda di Tortona e il fondamentale successo nello scontro diretto su Sassari, che ha permesso di ipotecare la salvezza già a febbraio.
Poi c’è stata la parentesi torinese di coppa, preludio alla sconfitta di Bologna, ancora una volta con modalità beffarda. È da lì che è iniziato il calo, con due sole vittorie nelle ultime dieci giornate. Una frenata che ha fatto sfumare il sogno play-off, ma non ha impedito all’Apu di incastonare nel proprio campionato la gemma più preziosa, vale a dire la storica vittoria su Milano. Come si legge questa flessione? Due, a nostro avviso, i motivi principali. Il primo è che la squadra è arrivata in fondo con poca benzina nel serbatoio, sia per ciò che concerne le energie fisiche (c’è chi ha tirato la carretta per mesi), sia per quelle mentali. Il secondo è che le dirette concorrenti sono intervenute in modo massiccio sul roster, e in alcuni casi c’è stato anche il cambio di allenatore. Udine, dopo la svolta Christon, si è limitata a salutare la comparsata di Zoriks e ad attendere il rientro di Hickey. Un rischio calcolato, probabilmente, perché l’obiettivo è sempre stato la salvezza e non l’accesso ai play-off.
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