A Udine la fuga “bidone” nell’anno d’oro di Pesenti

UDINE. Tappa numero tre del Giro d’Italia che non c’è, una frazione che si sarebbe dovuta correre ancora in territorio ungherese da Székesfehérvár e a Nagykanizsa, 197 km. V’immaginate i poveri cronisti a raccontare una tappa del genere cercando di trovare rifugio nelle poche vocali della toponomastica?
Meglio far funzionare la macchina del tempo e tornare indietro all’edizione numero venti del Giro d’Italia, quella del 1932. Perché in quell’edizione, vinta dal muratore bergamasco Antonio Pesenti, capofila di una lunga serie di campioni di quelle zone come Gimondi, Gotti e Savoldelli, partito gregario di un autentico mito come Alfredo Binda e arrivato in maglia rosa all’Arena di Milano, c’è tanto Friuli.
Un’altra tappa, la seconda, la Vicenza-Udine che per chilometraggio non ha nulla a che vedere con le “fachiresche” frazioni delle prime edizioni: 198 km, con però un colpo di scena.
La Gazzetta dello Sport aveva inaugurato un anno prima la maglia rosa come simbolo del primato del leader, e il 16 maggio 1932 raccontò con ampio risalto e titoli ridondanti da apogeo del ventennio fascista, il trionfo di un tedesco Hermann Buse, piombato al Polisportivo Moretti con 11 minuti di vantaggio sul francese Louviot e l’italiano Bovet.
Il titolo, badate bene, non è un presagio alla brutta piega che prenderà da lì a pochi anni il regime con l’abbraccio mortale a Hitler, ma rende l’idea del periodo.
«La seconda tappa del XX Giro d’Italia a un atleta straniero». Poi il commento: «Il valore di un bravo atleta e quello di una dura lezione».
Sì, retorica a parte, i cronisti dell’epoca raccontarono di una Udine trepidante in attesa dell’epilogo della tappa dopo aver appreso dalla radio della fuga “bidone” concretizzatasi a molti chilometri dal traguardo. Sì, il tedesco fregò tutti in Friuli vestendosi di rosa e mettendo all’angolo i favoriti.
Era quella l’era di Alfredo Binda, il più forte di tutti, già vincitore di 4 Giri (trionferà anche nel 1933) e che gli organizzatori nel 1930 gli avevano pagato le 22.500 lire del premio del vincitore pregandolo di stare a casa.
Binda in quel Giro dovette alzare bandiera bianca causa problemi intestinali durante la settima tappa in Puglia. Il gregario Antonio Pesenti prendendosi la rosa e difendendola fino a Milano dove vinse con 11 minuti di vantaggio sul belga Demoysere.
Udine si segnalò tra le piazze più entusiasti all’arrivo del Giro. In città non si trovava un posto pieno negli alberghi. Il giornalista, drammaturgo, sceneggiatore, scrittore Achille Campanile al seguito del Giro dovette accontentarsi di dormire al Grande albergo Italia, l’attuale Hotel Astoria, su un tavolo da biliardo. Ringraziando per il prezioso supporto Renato Bulfon, collezionista del pedale di Mortegliano, cui si deve la foto, e Andrea Purinan appuntamento alla quarta tappa, quando entreranno in scena quei due: Bartali e Coppi.—
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