Nel 1910 lo sprint al Moretti aprì una favola di 110 anni

UDINE. Budapest, ieri prima tappa a cronometro del Giro d’Italia 2020, maglia rosa a...Macché, il coronavirus fa saltare, speriamo solo rimandare in ottobre, la corsa rosa e noi allora vi facciamo correre, anzi ri-correre, le tappe più belle della storia friulana della manifestazione.
Si parte dal 1910, seconda edizione dell’evento organizzato dalla Gazzetta dello Sport e che al debutto nel 1909 aveva visto sfrecciare primo nella classifica a punti, ma anche in quella a tempi, Luigi Ganna.
Niente Friuli nella prima edizione, tanto nella seconda. Che si corse dal 18 maggio al 5 giugno del 1910. Insomma, 110 anni fa ecco, la prima tappa friulana della corsa rosa. Anzi, più che una tappa, come accadeva allora, una massacrante maratona di 388 chilometri da Milano a Udine.
Partenza alle 5.30 del mattino prima dell’alba e arrivo in Friuli, al neonato polisportivo Moretti, per i primi dopo le 18 ed esattamente 13 ore e 16 minuti di gara.
Con biciclette pesanti, oltre venti kg, e strade bianche, dissestate, piene di trabocchetti e cadute, nonché ovviamente forature, sempre dietro l’angolo. La cosa incredibile di quella frazione è che, nonostante chilometri, difficoltà e durata, si concluse con uno sprint.
Ecco in alto la fotografia dell’arrivo, un’immagine che vale più di questo racconto. Guardateli quei corridori e immaginate ieri quello che sarebbe stato all’arrivo il probabile vincitore della crono di apertura a Budapest, quel Remco Evenepoel classe 2000, con una bici di 7 kg, solo perché più leggera è vietata dal regolamento, e tecnologia aerospaziale in abbondanza.
Quel giorno di 110 anni fa, in un Friuli rurale, dove nelle campagne la pellagra pestava ancora duro, con la manifattura che stentava a crescere e una guerra che di lì a poco avrebbe cambiato i confini non dopo aver portato morte, distruzione e ancor di più miseria, l’arrivo di quella corsa fu un evento da non perdere.
I ciclisti erano gli eroi del tempo, le fabbriche di biciclette si appoggiavano alle loro imprese per vendere un bene che era essenziale, l’unico vero mezzo di trasporto, peraltro che in pochi si potevano ancora permettere.
Ernesto Azzini, classe 1885, uno spilungone di 25 anni, non a caso soprannominato “el du meter” su bici Legnano batté in volata il connazionale Jeam Baptiste Dortignacq e Carlo Galetti su Atala, che poi vincerà quel Giro.
Come scrivono Roberto Calvetti e Giovanni Casella nel bel volume “Cento anni in rosa 1910-2010 - Il Giro d’Italia in Friuli Venezia Giulia” (ed. Vattori) in quella prima tappa il campione uscente Ganna, che a fine corsa si piazzerà secondo, perse la possibilità di ripetersi fermato da una foratura vicino a Brescia e due ciclisti furono sorpresi a “barare” essendo saliti in treno da Verona a Treviso. La tappa successiva? Udine-Bologna, una “passeggiata” di salute di 322 km. W il Giro. —
1- continua
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