Udinese, Runjaic resta appeso a un filo: ecco i candidati a sostituirlo

Dopo il crollo con il Lecce, Pozzo chiede al tecnico una risposta con Milan, Parma e Roma. Per la panchina si valutano tre nomi che hanno già allenato in Serie A

Pietro Oleotto
Runjaic in bilico (Foto Petrussi)
Runjaic in bilico (Foto Petrussi)

Finisce con tre gol sul groppone per mano del Lecce, la Curva Nord già vuota e il resto del Friuli - Bluenergy Stadium avvolto dai fischi. Altro che tre punti capaci di risollevare l’ambiente. La quinta sconfitta di fila, la terza in casa, ha un effetto dirompente che ha già fatto riflettere la proprietà, chiamata in causa dei cori dei tifosi prima dell’uscita anticipata: «Devi vendere, devi vendere».

In ballo il destino di Runjaic che ha sciorinato la peggior prestazione della sua gestione triennale nel momento più complicato, considerando che il penultimo posto, occupato dai bianconeri, stasera sarà meno affollato dopo i posticipi Monza-Cagliari e Parma-Torino.

Gianpaolo e Gino Pozzo che hanno seguito la partita dalla tribuna e che erano rabbuiati già all’intervallo, sul 2-0, confermeranno l’allenatore chiedendogli una risposta contro Milan, Parma (in trasferta) e Roma, nel giro di una settimana, anche se non si tratta di bocconi facili.

Runjaic, insomma, è appeso a un filo: d’altra parte in questi casi il tecnico finisce sempre sul banco degli imputati, anche se obiettivamente il concorso di colpa dei protagonisti sul campo ieri è risultato evidente. Le scelte, però, sono state mister Kosta e allora è lecito chiedersi: perché inserire Ebosse? Perché puntare su Zarraga in mediana e un confusionario Chakvetadze sulla trequarti? E poi: Davis era davvero in condizione di giocare dal primo minuto? Quest’ultimo dubbio è un po’ l’anello di congiunzione tra le responsabilità della gestione tecnica e quella societaria che non ha voluto irrobustire il reparto avanzato per puntare su Gueye, ora infortunato, e un fantasma come Bayo. Prendete la prestazione di domenica: Davis non si reggeva in piedi.

Senza Zaniolo, ancora ai box, l’Udinese ha fatto fatica a spaventare un Lecce ordinato, mentre Chakvetadze si rivelava troppo anarchico ed Ekkelenkamp spariva, fagocitato dalla voglia di risolvere tutto da solo. Per interpretare il suo 3-4-2-1 Runjaic ha scelto un paio di fedelissimi, i già citati Ebosse e Zarraga, ottenendo solo errori.

Il primo, tuttavia, è stato del discusso Okoye, accolto con qualche mugugno prima del calcio d’inizio dopo la sciocchezza di Torino e che è abituato a uscire soltanto per gli eventi mondani, evidentemente. Primo comandamento del portiere: i palloni nell’area piccola devono essere tutti suoi. Sul corner che ha portato al vantaggio salentini è rimasto sulla linea di porta.

Poi si è ripreso, sbarrando la strada al Lecce in più di qualche occasione, ma la frittata a quel punto era già inserita nel menù del mezzogiorno di fuoco dell’Udinese. A nulla è servito l’innesto fin dall’inizio di uno chef d’alta scuola come David Alaba, piazzato al centro di una difesa con Solet a destra ed Ebosse dall’altra parte. Nell’intervallo, complice un problema muscolare tutto da verificare, il campione austriaco è stato rimpiazzato da Palma, entrato con Piotrowski e Arizala al posto di Zarraga e Kamara. Il ragazzo merita di giocare.

Il Lecce? Ha graziato più volte la Zebretta, ha rischiato di subire il gol che avrebbe riaperto la partita dopo l’ora di gioco (con Piotrowski, annullato per un fuorigioco millimetrico dal Var) e ha chiuso il conto calando il tris a quattro minuti dal 90’. A quel punto la Nord, come detto, aveva già sfollato, i Pozzo erano già con la testa sul futuro della panchina bianconera. Dopo aver confermato Dionisi al Watford in crisi, si ripeteranno anche in Friuli con mister Kosta.

Questione di fiducia o di candidati poco convincenti? Il punto di domanda resterà d’attualità che il tecnico tedesco non svolterà tenendo in considerazione Paolo Zanetti, reduce da due esoneri, a Empoli e Verona, dopo altrettante salvezze, l’enigmatico Roberto D’Aversa che ha raddrizzato la barca del Torino lo scorso maggio, ma che prima è retrocesso ad Empoli ed è stato cacciato a Lecce.

Difficile salire in groppa al cavallo di ritorno Igor Tudor anche se, dopo i flop con Juventus e Tottenham, è svincolato e potrebbe voler ripartire dal basso: ha salvato l’Udinese già due volte, nel 2018 e dodici mesi dopo.

 

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