Bye bye Kosta, il gong è suonato dopo venti minuti di nulla assoluto
Dalla panchina che non incide ai problemi tra i pali e in attacco: l'analisi di una crisi che mette a nudo i limiti dell'organico

Ventesimo del primo tempo, buttiamo l’occhio sulle aree tecniche di Lecce e Udinese. Nella prima Di Francesco orchestra, urla, l’altra è vuota. Runjaic per la ventesima volta dall’inizio della partita è seduto in panchina a chiedere lumi ai sui collaboratori.
I suoi giocatori non ci stanno capendo niente, il Lecce, non l’Inter, la Roma, ma neanche il Milan, non a caso citato, è il prossimo avversario, e altre big, corre di più e meglio.
I salentini sanno dove andare, arrivano prima sui palloni, hanno segnato subito perché l’Udinese, tra i tanti difetti, ha un portiere fashion e social che non esce mai sulle palle alte dentro la sua area, l’abc. Fossero solo quelli i guai. Kosta sposta, fischia, non ci capisce nulla, Alaba centrale (si fa pure male) e Ebosse ancora in campo ne sono solo due prove, la squadra non lo segue più. Il Lecce dilaga, fa quel che vuole.
Solo il primo tempo avrebbe potuto finire 0-5, i friulani fischiano, i tifosi salentini fanno festa. L’avventura di Runjaic è finita, questione di tempo. Scorrendo la lista dei disoccupati tra quelli economicamente accostabili alle abitudini dei Pozzo (dai Thiago Motta o Tudor fate lo sconto), il meno peggio sarebbe l’ex Verona e Venezia Paolo Zanetti.
In serie A o si è salvato a fatica o è retrocesso. Perché qui l’Euro improvvidamente proclamato si è svalutato all’improvviso. Torna lo spettro della B, per quel che ora si vede sarà dura salvarsi senza attacco e con quella difesa. Allacciamoci le cinture.
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