Udinese, l'incubo si avvera: senza Davis è il buio pesto
Con il Parma Zebretta "sparita in 60 secondi": Suzuki inoperoso, Runjaic senza idee e l'attacco svanisce. La media punti con l'inglese in infermeria è da retrocessione: solo 4 punti su 18. Zaniolo sacrificato, Atta confuso e l'arbitraggio di Di Marco finisce nel mirino

Gone in 60 Seconds. Spariti in 60 secondi. Come nel film con Nicholas Cage. Come spesso è successo dopo una grande prestazione (quella di San Siro). Come accade quando non hai Keinan Davis al centro dell’attacco. Sparita. Svanita. L’Udinese vista con all’opera nel 3-0 rifilato al Milan non era in campo contro il Parma, non solo perché il canovaccio tattico della partita era completamente diverso. Quella ducale è stata una delle avversarie difensivamente più organizzate viste in questa stagione al Friuli - Bluenergy Stadium. Quando si dice che una squadra gioca con undici effettivi dietro alla linea della palla ci si può riferire tranquillamente a quella di Cuesta, quadrata e opportunista, al punto che la giocata di Nesta Elphege, entrato nell’intervallo al posto di Pellegrino, infortunato, è stata quella decisiva: un tiro nello specchio (5 in totale) sfruttando un intervento a vuoto di Kasabasele, un gol.
Dall’altra parte una Zebretta che ci ha provato di più dopo lo svantaggio (11 conclusioni), seppur senza grande precisione (3 tiri nella luce dalla porta difesa da Suzuki) e lucidità.
Il ritmo? Su quello bisognerebbe sorvolare, il fatto che sia stata una delle gare che in stagione ha riservato al pubblico (comunque 23.280 spettatori, abbonati compresi) meno minuti di gioco effettivo la dice lunga, anche sul modo di condurre la partita dell’arbitro Di Marco della sezione di Ciampino, poche partite in Serie A dal 2024, osservato dalla tribuna dal uno degli uomini del designatore Rocchi, l’ex direttore di gara Gervasoni. Dire che fischia i sospiri e rischiando di perdersi i falli più gravi nello sviluppo del gioco – vada a vedersi quello di Troilo su Zaniolo alla fine del primo tempo, neppure ammonito – è il minimo, ma la cornice arbitrale fa parte del discorso sulla competitività del calcio italiano, non di quella dell’Udinese quando gioca senza Davis al centro dell’attacco.
Con l’inglese in infermeria Runjaic in questa stagione ha ottenuto 4 punti sui 18 disponibili: in poche parole ha vinto la sfida interna con l’Atalanta e pareggiato l’ultima con il Como segnando una sola rete (con Zaniolo), per poi perdere Lecce, Sassuolo, Bologna e con il Parma. Senza Davis mister Kosta non ha un “Piano B”, perché sacrificare Zaniolo là davanti a prendere le botte è impattante soltanto per la qualità del gioco che non c’è. Le trame, infatti, sono demandate a un Atta che gira troppo al largo per trovare spazio, riposizionandosi a volte alle spalle di Karlstrom: il ragazzo ha stoffa, ma andare a prendersi il pallone davanti alla difesa per sottrarsi al pressing avversario è una mossa da partitella con gli amici, quella del giovedì, con la pizza in palio. Possibile che non riesca a darsi la fare dettando il passaggio in profondità per poi rientrare in gioco e ricevere il pallone sulla trequarti? Quale è allora il vero ruolo di Atta?
Tormentata da questo dubbio l’Udinese si è ritrovata ad attaccare per riprendere almeno il pareggio, senza riuscirci. È arrivata solo a colpire solo una traversa piuttosto estemporanea dopo un’azione entusiasmante di Solet, quando Runjaic aveva deciso di togliere Piotrokski per inserire Gueye. Il ragazzo francese col numero 7 si è dato da fare, ha prodotto un paio di pericoli, ma da qui a dire che è già un attaccante pronto per la Serie A ne passa. Intanto non ha il fisico e la tecnica per fare la prima punta, può fare la spalla, ma sarebbe servito un riferimento al posto di Davis, che l’Udinese non ha, a diffenenza del Parma. O meglio, ce l’ha, ma si chiama Bayo, improponibile a questi livelli.
Morale della favola (svanita) la Zebretta resta a quota 43, viene sorpassata dal Sassuolo e farà fatica ad arrivare a quota 50 senza Davis e con questo atteggiamento tattico.
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