Serie A senza stimoli? L’idea dei Play-off per accendere il finale di campionato

Troppe squadre "in vacanza" da marzo: il dibattito si sposta sui modelli esteri. Dall'Eredivisie olandese alla Jupiler League belga, ecco come i campionati europei combattono la noia della zona centrale della classifica

Alberto Bertolotto

 

Come rendere avvincente il campionato sino alla fine? Domanda legittima, su cui ci sta interrogando nel pianeta Serie A. Sì, perché il finale di stagione, almeno per buona parte delle undici formazioni di centro classifica, si rivela spesso privo di stimoli. Le squadre che si trovano tra la settima (l’Atalanta, ora a quota 50) e la quattrodicesima piazza, quindi in una posizione moderatamente tranquilla in ottica salvezza (attualmente condivisa da Torino e Genoa a 33 punti) non di rado, da marzo in poi non hanno più alcun obiettivo da raggiungere: un destino che ormai fa parte da anni della primavera agonistica dell’Udinese. Circola l’idea di ridurre a diciotto i team al via del torneo (una modifica che deve passare, comunque, attraverso un lungo iter “burocratico”), ma club e tv non ci sentono. Può prendere quota l’ipotesi play-off, da introdurre almeno per la qualificazione in Conference League, attualmente appannaggio della sesta forza. Ciò che sta accadendo in molti campionati esteri.

I modelli europei: play-off e "split"

Si prenda il caso dei Paesi Bassi e dell’Eredivise. Le squadre che si sono posizionate tra il quinto e l’ottavo posto disputano i play-off a eliminazione diretta: chi vince, stacca il pass per la Conference. Un meccanismo simile anima la post-season belga e della Jupiler League belga. Le formazioni che vanno dalla settima alla dodicesima piazza vengono ammesse in un girone, nel quale si scontrano due volte con in palio punti dimezzati. La prima classificata del gruppo sfida la quarta o la quinta classificata del raggruppamento che assegna il titolo: chi vince questa gara, va in Conference. Esistono anche i play-out, a cui accedono i quattro team che chiudono la classifica. Al termine di questa fase, le ultime due retrocedono direttamente in serie B, la prima si salva e la seconda affronta una doppia sfida con la vincitrice dei play-off del campionato cadetto.

In Repubblica Ceca (Chance Liga) l’impianto del formato è simile con play-off scudetto (ammesse le prime sei, gare di sola andata), play-off per la Conference (dal settimo al decimo posto) e play-out (ultime sei). In Slovacchia (Niké Liga) invece al termine della stagione regolare i dodici team vengono divisi in due gruppi da sei: nel primo si lotta per il titolo e per il pass europeo, nel secondo per non retrocedere. In Scozia (Scottish Premiership) e Danimarca (Superliga), ossia in campionati da dodici formazioni come quello slovacco, si “splitta” la graduatoria finale. Anche in Grecia (Super League) si divide la classifica. Le prime sei giocano un girone all'italiana (andata e ritorno) per decidere il vincitore del campionato e le qualificazioni alle coppe europee. Le formazioni che vanno dal settimo al quattordicesimo posto prendono parte alla poule retrocessione.

Lo spettacolo e l'ipotesi Serie A

La Polonia e la sua Ekstraklasa funzionano in un modo simile alla serie A, visto che non esiste nessun supplemento di stagione (un tempo funzionava la fase a orologio): le prime tre accedono alle coppe europee, le ultime tre scendono in Pierwsza Liga. Sono diciotto le squadre al via. Forse i formati utilizzati in Cechia, Slovacchia, Belgio e in altri paesi funzionano perché i campionati prevedono un numero minore di squadre al via. Non cambia però la sostanza: in serie A è legittimo pensare a introdurre una variazione sul tema, come è già stato fatto in Serie B (play-off dalla terza all’ottava e play-out) e in Lega Pro (post-season dalla seconda alla decima e play-out). Ne guadagnerebbe lo spettacolo

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