Udinese calcio, Rossitto: «Evitare il flop dello scorso finale di stagione»

L’ex bianconero e attuale allenatore della Sanvitese: «Può chiudere 10ª, Runjaic non deve frenare come un anno fa»

Stefano Martorano
Runjaic non avrà Davis e non potrà sostituirlo con Buksa
Runjaic non avrà Davis e non potrà sostituirlo con Buksa

«Le motivazioni faranno la differenza e saranno fondamentali per evitare il flop dello scorso finale di stagione», spiega un Fabio Rossitto che in vista delle ultime otto giornate di campionato non vuole neanche immaginarsi di rivedere all’opera l’Udinese appagata che lo scorso anno si piantò sui freni nel finale di stagione. Un rischio, quello del flop in agguato, che l’ex bianconero, e attuale allenatore della Sanvitese, non avverte nel concreto, ma solo a patto di vedere un’Udinese motivata.

Rossitto, si riparte lunedì col Como ospite ai Rizzi per il rush finale. Cosa vorrebbe vedere?

«Mi piacerebbe trovare una squadra che punti a superarsi andando oltre l’acquisizione dell’obiettivo che può chiudere almeno 10ª. La salvezza è stata appena raggiunta? Bene, ma è proprio adesso che in spogliatoio deve emergere la voglia di osare».

Quanto può essere cruciale il ruolo dell’allenatore?

«Molto, specie se ripenso all'incredibile spinta che ci diede Zaccheroni quando arrivammo in coppa Uefa la prima volta. Anzi, Zaccheroni era il più ambizioso di tutti e dicendo che non si accontentava della salvezza ci trasmise il piacere di sorprendere tutti, anche noi stessi. Poi è logico che la voglia deve nascere nei giocatori, perché solo con grandi motivazioni puoi pensare di andarle a vincere tutte».

Lo scorso anno l’Udinese conquistò appena quattro punti nelle ultime dieci giornate. C’è il rischio di una nuova delusione?

«Non credo, anche perché la squadra è strutturata bene, e se andiamo a vedere quanto fatto finora, la salvezza è stata raggiunta in agilità. Il bilancio quindi è positivo e vanno riconosciuti meriti importanti a tutti, dallo staff ai giocatori, ma siccome la squadra è forte, corre e ha buona gamba, è doveroso finire bene per evitare un altro flop: Runjaic non deve frenare come fece un anno fa».

Rossitto, a proposito di motivazioni, cosa sta succedendo a Atta?

«Non lo so, ma si è un po’ spento e va stimolato. A mio avviso deve capire che per diventare il riferimento che vuole essere deve alzare l'asticella prendendosi le responsabilità perché la leadership arriva attraverso il riconoscimento dei comportamenti».

Restando in tema, al Como gli stimoli non mancano di certo. Quella di Fabregas è davvero la squadra rivelazione?

«Senza dubbio, anche perché nel loro calcio sembra che non esistano neanche più i ruoli per quanto i giocatori si muovono bene negli spazi con continue rotazioni. Tra i molti aspetti va sottolineata la capacità di lettura dei giocatori di Fabregas, al punto che il gioco cambia in base alla situazione del momento, ben lontani, quindi, dalle giocate codificate. Lo sviluppo del gioco arriva dai giochi di posizione e dall’aggressione alta e dalla riaggressione che li porta ad avanzare di dieci metri anche quando perdono palla, per andarsela a riprendere subito. Il Como svuota costantemente gli spazi col movimento per andarli poi a occupare e il bello è che Fabregas ha insegnato questo metodo in cui sono i giocatori a scegliere la giocata in base alla situazione». —

 

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