Oltre 300 i ragazzi presenti alla lezione-evento del professor Schettini organizzata da PrimaCassa e Messaggero Veneto (Foto Massmedia)
Oltre 300 i ragazzi presenti alla lezione-evento del professor Schettini organizzata da PrimaCassa e Messaggero Veneto (Foto Massmedia)

Se la fisica diventa memoria: trecento studenti a lezione di futuro con Vincenzo Schettini

Dal buio del documentario del Messaggero Veneto alle testimonianze di chi c’era: «Non si scappa dal terremoto, ma si può decidere come costruire la barca». Lezione-evento al Polo Economico Giuridico a Udine: il professore ha spiegato la scienza del sisma tra selfie e boati

Daniela Larocca

Trecento ragazzi in un'aula universitaria. Un fisico che entra e viene accolto come una rockstar, con fischi e boato. Selfie, mani alzate, una molla che passa di mano in mano per simulare il tremore della terra. E poi il silenzio, quello vero, quando sul grande schermo compaiono le immagini in bianco e nero di un Friuli che non esiste più. Questa mattina, 23 aprile, nell'aula Strassoldo 3D del Polo Economico Giuridico dell'Università di Udine, cinquant'anni di storia sono entrati in una stanza piena di giovani che quella storia non l'hanno vissuta. E non l'hanno lasciata più.

A dare il via è stata la voce di Monica Bertarelli, giornalista e moderatrice: «Guardate l'orologio. Contate un minuto». Un minuto che può essere nulla, oppure interminabile. Esattamente come lo fu quello del 6 maggio 1976, quando la terra del Friuli tremò e non smise più. L'iniziativa, promossa da PrimaCassa e Messaggero Veneto unendo i rispettivi gruppi giovani, è nata per portare quella storia dentro una stanza e farla respirare ancora. Il presidente di PrimaCassa, Marco Gasparini, l'ha sintetizzata in tre parole cardine: solidarietà, bene comune, credito cooperativo.

Parole che cinquant'anni fa non erano slogan ma pratiche quotidiane di sopravvivenza. Paolo Mosanghini, condirettore del Messaggero Veneto, ha chiesto ai ragazzi qualcosa di più difficile che memorizzare date: «Questo potete viverlo voi, calpestando questi pavimenti». Andrea Caffarelli, professore e delegato del Magnifico Rettore, ha chiuso con una riflessione che pesava: «Non possiamo prevedere quando arriva la tempesta, ma possiamo decidere come costruire la barca. C'è differenza tra tragedia e disastro».

La lezione

Poi è entrato Vincenzo Schettini. Il boato della platea ha confermato che il fisico e divulgatore più seguito d’Italia sa parlare una lingua che i ragazzi masticano bene. Ma la sua non è stata una semplice conferenza; quella di oggi è stata una lezione vera e propria, ma a doppio risvolto: sì perché è stato analizzato il fenomeno fisico per rivelarne anche l'impatto umano. Come fare tutto ciò? Con la naturalezza di chi ha che fare con i ragazzi da 20 anni. Schettini, infatti, microfono alla mano, si è mosso tra i banchi, trasformando concetti astratti in esperienze tattili. Ha fatto scorrere tra le dita degli studenti una molla, un gioco semplice che in un istante è diventato metafora dell'oscillazione tellurica. Il brivido in aula è arrivato quando la fisica ha incontrato l'immaginazione: visualizzare quel movimento moltiplicato per milioni di tonnellate di terra e cemento ha dato una forma tangibile al ricordo del ’76.

Schettini ha spiegato i fenomeni fisici del terremoto (Foto Massmedia)
Schettini ha spiegato i fenomeni fisici del terremoto (Foto Massmedia)

Riprendendo la relatività di Einstein citata in apertura, il prof ha costruito una narrazione per strati: dalle onde alla risonanza, utilizzando un diapason per far vibrare non solo l'aria, ma l'attenzione della platea. Tra esperimenti sull'interferenza e domande lanciate a bruciapelo, la lezione si è spostata sul piano della responsabilità civile. Non si è parlato solo di come trema la terra, ma di come si progetta per resistere. «Sarete voi ad aprire le nuove aziende, a costruire le case del futuro», ha detto guardandoli negli occhi. Un passaggio che ha trasformato la fisica in una consegna generazionale: la prevenzione non è solo calcolo, è un atto d’amore verso il proprio territorio.

Il documentario

Dopo la scienza, è stato il turno della testimonianza cruda attraverso il documentario realizzato dal Messaggero Veneto Scuola. Giovanni Giol, presidente della sezione udinese dell'Associazione Radioamatori Italiani, ha rievocato quella rete invisibile che salvò il Friuli quando ogni altra comunicazione era muta, facendo da ponte tra le macerie e le istituzioni.

Gianpaolo Carbonetto, allora inviato sui luoghi della tragedia, ha parlato del significato profondo del "compatire": abitare il dolore degli altri senza fuggire. Ha ricordato l’orrore di una natura che non lascia scampo, «quando cadono le bombe puoi andare in un rifugio, con il terremoto non scappi», e il ricordo indelebile di due fratellini ritrovati abbracciati sotto le macerie di una scuola.

Infine, la voce di Silvio Brusaferro ha ricordato come proprio nelle tendopoli, tra la polvere e il fango, sedicenni determinati raccogliessero le firme per far nascere l’Università di Udine. Un’eredità che insegna a non aver paura di sognare in grande anche quando tutto sembra perduto.

La mostra

A chiudere l'incontro, la presentazione in anteprima della mostra "Quando la terra respira", che aprirà il 26 aprile a Buja, al Museo d'Arte della Medaglia e della Città in Piazza San Lorenzo (visitabile nei weekend fino al 2 agosto). Le immagini del documentario lo avevano già detto: prima il bianco e nero, poi il colore. Perché dalle tragedie, con la forza, si rinasce. Si ringrazia, e non si dimentica.

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