L'abbraccio dei Fogolârs Furlans a Udine: 250 delegati da tutto il mondo a 50 anni dal terremoto
Convention nel capoluogo friulano tra ricordo e gratitudine. Iacop: «Furono il primo motore della solidarietà per la ricostruzione»

Sono arrivati da tutto il mondo, riunendosi nella terra d’origine per ribadire e rinsaldare un senso di appartenenza che lo scorrere del tempo non sembra affievolire: 250 esponenti degli oltre 140 Fogolârs Furlans sparsi in ogni angolo del pianeta hanno partecipato nel pomeriggio, a Udine, alla propria convention annuale, appuntamento fisso dell’estate – il periodo in cui, tradizionalmente, gli emigrati rientravano a casa, dai loro affetti, per le ferie – e che non accusa segni di stanchezza, confermandosi di edizione in edizione una festa del ritorno, una celebrazione delle radici, un inchino alla memoria tramandata da nonni e padri.
E se già di consueto, dunque, l’evento ha una forte componente emotiva, a maggior ragione stavolta: nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario del terremoto, infatti, il raduno ha reso omaggio alla generosità e al ruolo – fondamentale – rivestito dagli emigranti friulani nella sfida della ricostruzione.
Leitmotiv del meeting, accolto dall’auditorium del palazzo della Regione, è stata proprio la gratitudine di un Friuli che non dimentica, consapevole dello straordinario contributo economico, umano e morale fornito da chi, costretto a lasciare la regione per cercare lavoro all’estero, ha sempre mantenuto un legame a doppio filo con le proprie città o i paesi natali.
Decine le delegazioni presenti alla Convention (che si avvale del sostegno della Regione e che proseguirà oggi con un fitto programma): fra tutte spiccava, per numero di partecipanti, quella del Nordamerica, grazie al concomitante Congresso della Federazione dei Fogolârs del Canada, che ha portato in Friuli ben 101 delegati: arrivati in regione già martedì, sono attesi questo pomeriggio in Comune di Forgaria, per una visita al Villaggio Canada, realizzato dopo il sisma proprio grazie a fondi canadesi e tuttora abitato.
«Non possiamo dimenticare che le fondamenta del “modello Friuli”, ancora portato come esempio, sono state costruite anche grazie ai nostri emigranti. Furono loro il primo motore della solidarietà, mobilitandosi dalle ore immediatamente successive al terremoto e coinvolgendo comunità e istituzioni dei Paesi che li avevano accolti. Siamo qui non solo per ricordare il dramma del sisma e le sue vittime, ma anche lo straordinario contributo che giunse dai nostri corregionali in Italia e all’estero», ha detto in apertura dei lavori il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop.
La prima delle due giornate si era aperta in mattinata, nella sede della Protezione civile di Palmanova, per consentire ai partecipanti di osservare dal vivo il cuore operativo di una realtà che è figlia proprio del terremoto e che, dal Friuli, ha fatto scuola, imponendosi su scala nazionale. Gli ospiti sono stati ricevuti dall’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi. In auditorium, invece, sono intervenuti l’assessore Fvg alle autonomie locali Pierpaolo Roberti, il presidente del consiglio regionale, Mauro Bordin, e il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, concordi nel ribadire affetto e riconoscenza ai Fogolârs.
Sabato 25 luglio il raduno continuerà fra Venzone (dove alle 9.30 si terrà una messa concelebrata dall’arcivescovo di Udine, Riccardo Lamba, e da monsignor Luis Infanti Della Mora, vescovo di Aysen, nella Patagonia cilena, originario di Teor, cui seguirà l’incontro con il sindaco), Gemona (alle 12, in piazza del Ferro) e infine Majano (alle 13, al monumento ai caduti). «Tre tappe nel segno della memoria e di una gratitudine che rischierebbe di rimanere priva di significato in assenza di un concreto segnale di solidarietà nei confronti di chi, oggi, vive la stessa tragedia toccata al Friuli mezzo secolo fa», ha detto Iacop, annunciando l’apertura di un conto corrente bancario a favore del Venezuela.
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