Messaggero Veneto, 80 anni da voce della comunità: inaugurata la mostra a palazzo Morpurgo
In centro a Udine un percorso tra passato e presente racconta gli 80 anni del nostro giornale: dalle prime pagine del dopoguerra al terremoto del 1976, fino alle sfide del digitale. Al centro, il legame profondo con il Friuli e con i lettori, nel segno di un giornalismo che resta presidio di memoria, identità e comunità

C'è una parola che torna continuamente, quasi un filo invisibile che attraversa le sale di palazzo Morpurgo e lega tra loro fotografie ingiallite, prime pagine storiche, gadget di altri tempi e schermi digitali. Quella parola è comunità. Non come slogan, non come retorica celebrativa, ma come missione autentica, come unico riferimento a cui rispondere: quello dei lettori. È attorno a questo valore fondante che nasce la mostra "Messaggero Veneto, la voce della comunità", inaugurata oggi, martedì 5 maggio, nel cuore di Udine per celebrare gli 80 anni del quotidiano del Friuli.
Varcare la soglia di palazzo Morpurgo significa intraprendere un viaggio nel tempo. Il piano inferiore accoglie le origini: la prima pagina del 24 maggio 1946 e le rivoluzioni tecnologiche che hanno trasformato una redazione in quella che Le Monde, nel 1968, in occasione dell’inaugurazione del nuovo stabilimento, definì con ammirazione “la fabbrica delle notizie”. La prima stampa offset, la prima pagina a colori: tappe di un’evoluzione che il Messaggero Veneto ha spesso anticipato. Salendo, il percorso si apre sulla storia, grande e quotidiana, di un’intera regione: le pagine di cronaca che hanno segnato il Friuli, gli ori olimpici, l’Adunata degli Alpini del 2023, e soprattutto il terremoto del 1976, momento in cui il giornale si legò a doppio filo con la sua gente, portando le copie anche nelle tendopoli, gratuitamente, per volontà del direttore Vittorino Meloni.
Meloni è una presenza costante lungo il percorso. Quest’anno avrebbe compiuto cento anni e la mostra gli dedica uno spazio speciale, un omaggio all’architetto del Messaggero Veneto moderno. Fu lui a instaurare con i lettori un dialogo quotidiano, diretto, capace di raggiungere tutti: imprenditori e politici, ma anche chi aveva perso un familiare sotto le macerie. I suoi editoriali di quegli anni continuano a parlare con una forza rara.
«È un giornale che, sulla scia dell’intuizione di Meloni, è stato apripista», ha spiegato il condirettore Paolo Mosanghini durante l’inaugurazione. «Ha sempre avuto il radicamento nella carta, ma lo sguardo rivolto all’innovazione: dalle prime telescriventi alla stampa a colori, fino alla community dei lettori nel 2017, tra i primi giornali locali a creare una comunità digitale. Oggi l’informazione passa dagli smartphone e noi dobbiamo esserci, mantenendo integrità e verifica delle fonti».
Numerose le voci istituzionali presenti. Il vicepresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil, ha sottolineato come la mostra celebri non solo un giornale, ma ottant’anni di storia regionale: «È un momento importante per ricordare chi siamo, la nostra storia, le nostre tradizioni. In un tempo in cui le notizie corrono veloci, il giornale locale resta un presidio di verità». Ha inoltre ricordato la notizia a cui è più legato personalmente: la fusione tra i comuni di Rivignano e Teor, tra le prime in Italia, sostenuta dal Messaggero Veneto quando lui era sindaco.
L’assessore alla Cultura Federico Angelo Pirone ha augurato al giornale di restare «voce autentica della comunità, capace di raccontarne anima, cuore e identità», anticipando nuove iniziative del Comune. Il sindaco Alberto De Toni ha invece richiamato il significato del nome della testata: «Nel 1946 la regione non esisteva ancora. Quel “Veneto” serviva ad ancorare queste terre alle Tre Venezie», un dettaglio che racconta l’identità di un giornale nato per tenere insieme una comunità ancora in formazione.
Tra i partner della mostra figurano anche Banca 360 FVG e Bluenergy. Fabio Zuliani ha sottolineato la vicinanza a un quotidiano «pioniere nelle scelte rapide necessarie per restare sul mercato con professionalità», annunciando il premio “Totalmente FVG” al gruppo NEM. Davide Villa ha richiamato «valori condivisi: cultura, territorio, qualità al centro di una comunicazione in evoluzione».
Nel percorso trovano spazio anche le “piccole grandi rivoluzioni” della comunità: i gadget un tempo distribuiti ai lettori come righelli, penne, oggetti che oggi possono sembrare superati, ma raccontano un senso di appartenenza che andava oltre il semplice abbonamento. E poi l’annullo filatelico, presentato durante l’inaugurazione: un francobollo dedicato alla mostra e all’anniversario, piccolo sigillo di una storia che merita di essere ricordata.
A rendere il percorso accessibile e inclusivo è il lavoro dei curatori, i professori Elena Pala e Roberto Chiarini: QR code per i testi in friulano e in inglese, strumenti pensati per chi ha difficoltà di apprendimento, inserti digitali che ricordano come l’informazione nasca sulla carta ma continui a vivere nel presente.
La mostra sarà visitabile fino al 21 giugno, con ingresso gratuito con i seguenti orari: il venerdì (dalle 16 alle 19.30), sabato e domenica (dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.30), con aperture straordinarie: il 7 maggio e 8 giugno (16-19.30).
E per riflettere sul ruolo del giornalismo oggi, il 23 maggio al Teatro Giovanni da Udine è in programma l’evento “A cosa serve il giornale oggi?”. Una domanda aperta, come ogni storia che continua.
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