
«Quell’anziana che fissa il mare: ecco vera fotografia del sisma del ‘76»
Viaggio nell’archivio della Biblioteca Civica di Gemona. Dall’archivio Gubiani alle foto dell’esodo verso la costa. Un patrimonio che presto sarà accessibile anche online
Smarrimento, indeterminatezza, domande. C’è un lato più nascosto del terremoto. Un lato meno roboante della distruzione, meno pungente delle lacrime. Ma altrettanto straziante. Il senso di vuoto che provoca in chi lo vive. La perdita di certezze, di fiducia, di futuro. Questo è senza dubbio accaduto anche alle popolazioni colpite dal terremoto del Friuli.
E non a caso, nell’archivio storico della biblioteca civica di Gemona, c’è una foto che, forse, racconta meglio di ogni altra il significato più profondo del sisma del 1976. È settembre, siamo nei giorni successivi alle scosse dell’11 e del 15.
Una donna di età avanzata è seduta su una terrazza di Lignano. È una delle 40 mila persone arrivate durante l’esodo, che portò le popolazioni terremotate a trascorrere l’inverno a Lignano, Grado e in altre cittadine della costa adriatica. Non sappiamo il suo nome, ma in fondo poco importa. Quella donna è un simbolo. Un simbolo dei danni più intimi dell’Orcolat, quelli che, purtroppo, nessun piano di ricostruzione potrà mai ripianare.
«Per me questa foto indica l'ignoto, lo sradicamento – racconta Loredana Bortolotti, responsabile della Civica Biblioteca Glemonense – . L'infinito del mare come assenza completa di prospettiva, l'indeterminatezza. Un'anziana che probabilmente non aveva mai visto il mare prima, che si ritrova a guardare l'infinito. Racconta il trauma psicologico di quelle generazioni, che forse non è mai stato studiato abbastanza. Per me questa è la vera fotografia del terremoto del 1976».
L’esodo
Quell’immagine è solo uno dei pezzi di storia custoditi nella biblioteca di Gemona. Sfogliando il tanto materiale relativo al terremoto, non mancano diverse testimonianze relative agli effetti delle scosse dell’11 e 15 settembre, che troppo spesso passano in secondo piano rispetto a quella del 6 maggio. Eppure, i loro effetti furono altrettanto catastrofici.

In pochi istanti vanificarono gli sforzi e le speranze di ricostruzione che avevano tenuto alto il morale degli sfollati durante i mesi estivi. Tra le altre, c’è anche la foto originale della folla di terremotati appena arrivata a Lignano con le corriere e un’altra, altrettanto eloquente, che raffigura un anziano contadino sfollato dalle zone terremotate in spiaggia. Mani suoi fianchi, vestiti da lavoro, sguardo perso. Accanto, i bagnanti che, spensierati, si godono gli ultimi sussulti dell’estate.
La digitalizzazione
C’è una splendida notizia. Tutto questo patrimonio presto sarà consultabile anche online. A partire da novembre, infatti, molti documenti presenti nella Civica Biblioteca Glemonense saranno a disposizione dei cittadini. «Considero la valorizzazione degli archivi e la loro digitalizzazione uno degli assi più importanti della nostra politica culturale – spiega Flavia Virilli, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Gemona – perché un archivio non è soltanto il luogo in cui il passato viene custodito, ma uno spazio vivo, nel e dal quale la memoria continua a produrre conoscenza e a interrogare il presente».
I numeri
Non si tratta di un’opera di poco conto. «Abbiamo già digitalizzato - prosegue Virilli - 82.423 documenti dell’Archivio storico comunale, dal XIII al XVIII secolo, tra cui 2.439 pergamene. Un lavoro particolarmente significativo riguarda la memoria del terremoto del 1976, con 5.653 fotografie e 1.750 documenti relativi alle lettere del sisma già digitalizzati. A questi si aggiungeranno il vastissimo Archivio Gubiani, oltre un migliaio di fotografie storiche in bianco e nero, la digitalizzazione di Voce Amica dalle origini al 1976, della rivista Studi Bellunesi e un ulteriore lotto di oltre 10.000 documenti archivistici».
Gli obiettivi
Un impegno che ha un obiettivo ben preciso. «Quello di mettere in collegamento il sapere - spiega Virilli -., È un lavoro lungo, rigoroso e spesso silenzioso, ma fondamentale: digitalizzare significa non soltanto conservare, ma rendere questo patrimonio accessibile, studiabile e nuovamente in grado di parlare. La Teca digitale sarà lo strumento attraverso il quale questa memoria potrà essere restituita alla comunità, agli studiosi e soprattutto alle nuove generazioni. Perché la memoria acquista davvero valore quando torna a circolare e a diventare cultura».

Tramite questo lavoro di diffusione della cultura, infatti, si punta a far conoscere il patrimonio presente negli archivi anche all’estero, attirando ricerche e contributi di studiosi e cittadini i cui ricordi, gli interessi o le origini li leghino, in qualche modo, al Friuli o al dramma del terremoto.
L’archivio Gubiani
Ecco, l’archivio Gubiani. Si tratta di un altro, straordinario scrigno della storia di Gemona e del terremoto. L’archivio privato che non raccoglie materiali “ufficiali” provenienti dalle istituzioni ma privilegia la documentazione spontanea dalla quale emerge il contributo popolare nella storia del terremoto: il momentaneo superamento dell’individualismo, l’impegno collettivo, la rivendicazione di una autonomia d’azione politica e culturale.
Il materiale si presenta vario ed eterogeneo e interessa in modo particolare Gemona ma anche i paesi del circondario: periodici ciclostilati, manoscritti, verbali di riunioni, manifesti a mano e a stampa testimoniano il panorama dei comitati che hanno animato il biennio 1976-1977 tra i quali il motore è rappresentato dal Coordinamento delle tendopoli di Gemona che sfocerà nel Comitato di coordinamento dei paesi e delle zone terremotate.
«Par podê tornâ, par podê restâ» si legge, ad esempio, nella locandina di una manifestazione fissata a Udine per sabato 30 ottobre 1976, in cui il Comitato di coordinamento dei paesi per le zone terremotate pone delle precise richieste al commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, elencate nella locandina: «Prefabbricati entro il 31 dicembre, soldati subito da noi per lavorare, non pagare le tasse, prezzi bloccati e l’una tantum per il Friuli al Friuli». «Ci hanno mandati- prosegue il manifesto - a Lignano, a Grado, a Jesolo a Bibione, ma noi vogliamo tornare nei nostri paesi».
Le lettere
Non a caso, le lettere di solidarietà di tutto il mondo continuarono a raggiungere Gemona anche dopo l’autunno del 1976.
Sfogliando le missive, tra i mittenti compaiono privati associazioni, organizzazioni sportive da Londra, Amsterdam, dall’Australia, dalla California,da Kabul, sono per citarne alcune. Ci sono messaggi di vicinanza, spesso accompagnati da donazioni economiche.

Tra le più particolari c’è la raccolta fondi organizzata dalla federazione dei fioristi di Monaco di Baviera, in occasione della festa di San Valentino 1977. “Con la partecipazione – c’è scritto nelle missiva con qualche difficoltà linguistica - di alcune ragazze, iscritte alla Federazione, le quali vendevano fiori su Marienplatz, la piazza principale della città, corredata da grande successo. Così siamo in grado di poter contribuire, almeno con questa piccolezza, alla ricostruzione di questo infelice Paese, un Paese che pure da noi e altri bavaresi è tanto amato”.
Più particolari, invece, i messaggi di vicinanza inviati dai bimbi delle scuole di tutta Italia.
Una, ad esempio, è scritta da una terza media della scuola Mirabella di Alcamo in Sicilia. Questi ragazzi stavano organizzando la recita di fine anno, poi arriva la notizia del terremoto in Friuli e decisero di dedicare lo spettacolo a uno scuola media di Gemona, allegando un piccolo assegno “affinché, quando la scuola media di Gemona sarà ricostruita, i ragazzi friulani avrebbero potuto ricevere alcuni oggetti utili, cartoleria, libri, materiali didattici. I giovani siciliani concludono la missiva con le seguenti parole: «Forse lo spettacolo non ha dato i frutti che noi desideravamo, ma era passato pochissimo tempo tra il lancio dell'idea e la rappresentazione. Abbiamo visto lei, signor Sindaco, in televisione, e sentendola parlare con tanta fermezza della ricostruzione del paese, un signore ci ha consigliato di mandare a lei questo piccolo assegno affinché, quando la scuola media di Gemona sarà ricostruita, Lei possa provvedere a comprare per qualche... qualche cosina. Non dimentichi, Signor Sindaco, di comprare tra le piccole cose una carta geografica della Sicilia, in modo che i ragazzi di Gemona, guardando quel puntino nero con su scritto Alcamo, esclamino: "La solidarietà umana non conosce barriere».
Altro messaggio degno di nota è quello inviato dai ragazzi di una scuola media di Genova, che parlano della resilienza dei friulani come “la lezione migliore della nostra vita”.

«Commossi e partecipi - si legge nella missiva - di quanto si è abbattuto sul vostro paese, desideriamo far giungere attraverso questa nostra lettera il nostro sentimento. Abbiamo avuto modo di sent ire attraverso la stampa, la radio e la televisione le dimensioni della catastrofe e ci siamo intristiti, ma abbiamo anche avuto modo di conoscere il vostro carattere e la vostra fermezza e vi siamo profondamente grati per l'insegnamento che ci avete saputo offrire in un momento tanto disperato. [..}Grazie per quanto potrà fare come tramite e grazie ancora di cuore per quanto avete suggerito a noi. È stata la lezione migliore di tutta la nostra vita».
E poi ci sono i bambini singoli. Tantissimi i piccoli che, con l’aiuto dei propri genitori, hanno voluto far sentire il loro supporto al Friuli, a testimonianza che la solidarietà umana non ha età. Tra i messaggi, particolarmente toccante è quello arrivato a Gemona dalla Brianza: «Signor Sindaco -si legge nella lettera- sono un bambino di quattro anni di Verano Brianza, le invio questa lettera scritta da mio papà perché lei consegni queste poche lire, che ho preso dal mio salvadanaio, a un bambino della mia età perché possa servire a ricostruire la sua casa».
Gli altri luoghi
In ogni caso, il progetto culturale del Comune non si ferma alla valorizzazione e alla digitalizzazione del patrimonio archivistico contenuto all’interno della Civica Biblioteca Glemonense.
Il lavoro condotto negli ultimi anni coinvolge diversi luoghi di Gemona, che continuano a essere al centro dell’impegno dell’Amministrazione per valorizzare la storia della città. Tra questi, il percorso del Cammino di Sant’Antonio, che parte proprio dal Santuario Antoniano più antico del mondo e al preziosissimo archivio di documenti, pergamene, testimonianze dati e spiegazioni storiche della presenza del Santo e dei frati Minori nella regione friulana, al quale è stata recentemente dedicata una trilogia di volumi a cura di Andrea Tilatti, pensata per rendere fruibili al grande pubblico questi importantissimi documenti.
A ciò si aggiungono altri centri documentali di fondamentale importanza, quali la Cineteca del Friuli, che, in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto , si è rinnovata con un nuovo sito e una sezione dedicata allo streaming, dov’è disponibile una parte delle pellicole che raccontano il dramma dell’Orcolat.
Senza dimenticare il nuovissimo Museo della Rinascita, inaugurato lo scorso luglio a Palazzo Elti.
Si tratta di uno spazio completamente rinnovato che ospita immagini, video e documenti che raccontano la tragica esperienza vissuta nel 1976. Si articola in tre sale: ad accogliere i visitatori, l’elenco delle persone che persero la vita nella notte del 6 maggio, poi altre due stanze: una rossa, soprannominata anche sala delle emergenze, e una verde dedicata alla rinascita del paese.
Qui, tra gli altri, è esposto il celebre messaggio che Jorge Luis Borges, via telescrivente, inviò all’allora direttore del Messaggero Veneto Vittorino Meloni per mostrare la sua vicinanza al popolo friulano, donato dai familiari al Comune di Gemona.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








