6 maggio, la telefonata alle 22.30 ai militari richiamati per aiutare a Forgaria: «La vostra licenza è sospesa»

Il ricordo del sottotenente Gianpaolo Zangrando: dodici mesi di soccorsi e ricostruzione tra Cornino e Forgaria. Un'esperienza umana che valse al 132° Battaglione Genio Pionieri la Medaglia d'Argento e la cittadinanza onoraria

Paola Mauro

Essere catapultati nella devastazione lasciata da un terremoto è un’esperienza che non si dimentica. Con il passare degli anni, i dettagli più crudi – il dolore, l’odore e la polvere della distruzione – si affievoliscono, ma ciò che resta è qualcosa di più profondo.

Restano le emozioni, quelle più positive, quelle che nascono da un gesto gentile, da un sorriso inaspettato, da un legame che si forma, tra chi scava e soccorre, giorno dopo giorno.

Questo legame ha accompagnato per quasi dodici mesi i giovani del 132esimo Battaglione Genio Pionieri Livenza della Divisione corazzata Ariete, che dalla notte del sisma furono dislocati nel territorio di Forgaria, per continuare senza sosta il loro lavoro di soccorso, fino al 30 aprile 1977, come ricorda Gianpaolo Zangrando, allora sottotenente dell’Ariete.

«Quella missione è stata molto più di un semplice dovere militare: è stata un’esperienza che ha segnato la vita di tutti coloro che vi presero parte».

«La sera del 6 maggio ero a Latisana per una licenza e attorno alle 22.30 arrivò una telefonata del Comando di Battaglione: la licenza era sospesa e dovevo immediatamente rientrare. Ero di stanza a Motta di Livenza e da là si partì alle 5 del mattino. Eravamo stati assegnati a Cornino, frazione di Forgaria».

«Man mano che i chilometri scorrevano i segnali del dramma erano sempre più evidenti, soprattutto negli occhi e nell’incedere delle persone a bordo strada, si muovevano stordite, ma composte».

«Non vidi scene di disperazione, ma tanta dignità nel dolore. E operosità. Tutti cercavano di aiutare, prestare soccorso, scavare, nella speranza di trovare ancora qualcuno vivo. Ricordo un uomo anziano del paese, che ci indicava le case dove potevano esserci le persone che mancavano all’appello.

Nel garage di una villa ancora in costruzione era stato ricavato un obitorio e ho impressa davanti agli occhi l’immagine del via vai dei parenti, con il fazzoletto stretto sulla bocca, per ricacciare in gola le lacrime».

«Sono sicuro di interpretare il pensiero di tutti i miei commilitoni e degli allora capitani Fulvio Tabacco e Giuseppe Di Donato che, per giusti meriti, hanno poi raggiunto i più alti gradi della carriera militare, se dico che tutta la fatica di quei giorni è stata profusa con il più profondo del cuore», dice Zangrando rivivendo con la memoria ogni attivo di cinquant’anni fa.

«Con loro – e il riferimento è ai commilitoni di allora – capita ancora che mi sento – e più di uno mi dice di essere tuttora onorato per aver aiutato lo straordinario popolo friulano».

Per quei mesi di «tenace e instancabile opera di soccorso, con generoso slancio e senza risparmio di energie, in condizioni di estrema difficoltà» la bandiera del Battaglione fu insignita di una Medaglia d’Argento al Valore dell’Esercito.

E il Comune di Forgaria conferì al Battaglione, nel marzo del 1977, la Cittadinanza Onoraria, per l’insostituibile opera di soccorso e di ricostruzione, per l’esemplare spirito di sacrificio e capacità tecnica.

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