Pordenone te le suona: musica e sport nella città del Great Complotto

Martedì 3 novembre al Capitol il secondo evento Nem sulla carta d’identità della Capitale della cultura 2027. L’impatto del movimento punk e altre sonorità e tendenze

Sara Palluello
Il Great Complotto non è stato soltanto un movimento musicale, ma l'avventura punk di un gruppo di adolescenti che voleva inventare un nuovo mondo, e per cui nulla era impossibile. Da sinistra, e in senso orario: Ado e Miss Xox fotografati da Piermario Ciani; i Tampax a Milano; gli HitlersS la band di Miss Xox, in concerto; la locandina di «Mamma dammi la benza-Le radici del punk italiano 77-82», prodotto e diretto da Angelo Rastelli e basato su testi di Luca Frazzi, che verrà proiettato domani in anteprima
Il Great Complotto non è stato soltanto un movimento musicale, ma l'avventura punk di un gruppo di adolescenti che voleva inventare un nuovo mondo, e per cui nulla era impossibile. Da sinistra, e in senso orario: Ado e Miss Xox fotografati da Piermario Ciani; i Tampax a Milano; gli HitlersS la band di Miss Xox, in concerto; la locandina di «Mamma dammi la benza-Le radici del punk italiano 77-82», prodotto e diretto da Angelo Rastelli e basato su testi di Luca Frazzi, che verrà proiettato domani in anteprima

Pordenone capitale della cultura 2027 non è solo un titolo, ma la certificazione di un fermento che viene da lontano. Siamo sul finire degli anni Settanta.

La vicinanza alla base aerea di Aviano e una forte spinta giovanile la trasformarono in una città dominata dal punk e dalla new wave: un substrato in cui nacque e si sviluppò il movimento artistico e culturale di rottura conosciuto come The Great Complotto.

Quello fu l’inizio di tutto. L’apripista per la scena punk, post-punk e della musica indipendente in Italia, oltre che il fondamento dell’identità di Pordenone come “capitale” della cultura alternativa. Ciò che, anni dopo, portò al successo band come i Prozac+ e all’immaginario di gruppi come i Tre Allegri Ragazzi Morti.

L’evento spettacolo

Di musica e identità (ma anche di sport) si parlerà martedì prossimo all’ex cinema Capitol nell’evento-spettacolo “La città che te le suona: musica, sport, identità”, organizzato dal Messaggero Veneto assieme al Comune di Pordenone e Bcc Pordenonese e Monsile.

Gli ospiti

Tra gli ospiti ci saranno Oderso Rubini, scrittore e memoria storica del Great Complotto; Roberto De Filippo e Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti), che del movimento hanno fatto parte; Eva Poles (Prozac+), tra gli artisti che ne hanno raccolto l’eredità; Remo Anzovino, arrivato all’eccellenza attraverso una strada diversa; i Mellow Mood, gruppo di tendenza nel reggae, Cindy Cattaruzza, che da anni apre con la sua band i concerti di Vasco Rossi e le giovani promesse Francesco Cadin e Rumo.

Le origini

Per Roberto De Filippo, in arte Plastic - ai tempi batterista e cantante -, crescere e vivere in quel tessuto culturale che oggi è al centro della mappa nazionale «è una cosa bellissima. Perché i due fautori, l’ex sindaco Alessandro Ciriani e l’allora vicesindaco e oggi assessore Alberto Parigi, sono stati i nostri figli adottivi. Facevano parte della storica sala giochi Perseo di via Roma».

Tra gli anni Settanta e Ottanta, quel luogo è stato una roccaforte anche delle ideologie e dell’appartenenza a un movimento. La musica dei mods, il rockabilly, il punk, lo ska e l’impegno sociale vivevano intrecciati.

Al Perseo sono nati gruppi musicali, fanzine e un movimento di sottocultura di cui ancora oggi si vedono le tracce. «Un bagaglio culturale partito da noi e una parte del fermento è arrivata a loro», racconta, «Pordenone se lo merita perché è una bella fucina di talenti».

In quegli anni fare musica era più facile di adesso. De Filippo ricorda la «fame di suonare nel dna dei giovani», i suoi inizi «sui fustini del Dixan, tirando fuori suoni da tutto quello che si poteva» e le serate al Tequila in Corso Vittorio Emanuele, «due stanze insonorizzate col polistirolo e i contenitori delle uova».

La spinta provinciale ma ribelle è rimasta nella genetica della città; ma a suo parere, ciò che è mutato sono le leggi, che hanno reso complicato per i ragazzi fare concerti e far ascoltare la propria musica.

«Ovunque c’è qualcuno che si lamenta per i decibel. Gli artisti di oggi spesso devono uscire da qui per avere il successo che meritano. È un peccato perché Pordenone possiede ancora una forte identità culturale».

Le nuove sonorità

Dirà la sua sulla musica, sul modo di farla (dove e come) e sui tempi che cambiano anche il giovane rapper Rumo (alias Enrico). Cresciuto nella pedemontana pordenonese, nella zona di Maniago, prima del punk è entrato in contatto con il reggae e il dub di artisti come i Mellow Mood e Paolo Baldini.

«Alle superiori, quando ho cominciato a frequentare Pordenone, le locandine dei concerti dei Tre Allegri Ragazzi Morti mi hanno folgorato e fatto comprendere quanto una band o un artista siano anche immaginario, estetica, carisma». Per questo cura con attenzione le copertine dei suoi dischi, i video che accompagnano le canzoni e i vestiti che indossa sul palco.

«Mi piace anche l’idea di poter raccontare una terra che raccontano in pochi. Essere oggi un artista de La Tempesta Dischi mi rende fiero di aver impresso le mie piccole impronte nella musica pordenonese».

Rumo è legato alla produzione digitale e alle contaminazioni dell’elettronica, e non bada alle distinzioni di genere: fa semplicemente quello che gli piace.

«Finora ho spaziato tra sonorità e sottogeneri molto diversi, senza legarmi a un’identità fissa. Attribuisco grande importanza ai testi e ci lavoro in modo quasi maniacale, anche se a volte vorrei saper costruire canzoni più semplici e immediate. La paura del silenzio mi porta a riempirle di parole».

L’era ponte

Anche l’inconfondibile voce dei Prozac+, Eva Poles, sarà sul palco con gli altri ospiti della serata. Grazie alla sua storia musicale, indissolubilmente legata a Pordenone, rappresenta una linea di continuità ideale tra la controcultura punk locale, il successo nazionale e l’attivismo artistico e sociale, e sarà pronta a regalare chicche, aneddoti e retroscena utili a capire perché Pordenone è diventata prima Provincia e poi Capitale della cultura.

L’ingresso al Capitol è libero fino a esaurimento dei posti, previa prenotazione sulla piattaforma www.eventinem.it.

 

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