Dai punk del Great Complotto al rock di Eva Poles: la storia musicale di Pordenone in scena al Capitol

Martedì la serata speciale "La città che te le suona" verso Pordenone Capitale della cultura 2027. La voce dei Prozac+: «Qui un terreno fertile per qualità uniche»

Sara Palluello
La pordenonese Eva Poles
La pordenonese Eva Poles

La nascita, lo sviluppo e l’impatto del Great Complotto nel contesto del punk, con i suoi strascichi nel passato e nel presente, i solisti e i gruppi che ne sono derivati o che hanno scelto strade differenti, fino alle nuove tendenze giovanili. È una pagina fondamentale della storia di Pordenone, un tassello che ha contribuito a rendere la città Capitale italiana della cultura 2027. Di questo si parlerà martedì prossimo alle 20.30 al Capitol – l’ex cinema oggi sala polifunzionale di via Mazzini – nell’evento gratuito “La città che te le suona: musica, sport, identità”, organizzato dal Messaggero Veneto (quotidiano del gruppo Nem), dal Comune di Pordenone e dalla Banca di credito cooperativo Pordenonese e Monsile.

Tra gli ospiti più attesi ci sarà Eva Poles (voce dei Prozac+ prima e dei Rezophonic poi), tra gli artisti che hanno raccolto l’eredità del Great Complotto. La sua storia musicale è indissolubilmente legata a Pordenone e rappresenta una linea di continuità ideale tra la controcultura punk locale, il successo e l’attivismo artistico e sociale. Sebbene Poles (classe 1971) fosse troppo giovane per vivere la prima ondata del movimento, ne ha respirato l’eredità e l’atmosfera. Per anni con i Prozac+ è stata tra i protagonisti del rock italiano con concerti infuocati e brani incentrati su disagio, libertà e voglia di vivere, lasciando un segno indelebile, con la sua voce, per un’intera generazione di adolescenti. Pordenone è stata «un terreno fertile, con esempi dalle caratteristiche peculiari», spiega, ricordando come sul finire degli anni Ottanta si fossero create le condizioni ideali per «farsi influenzare e contagiare a vicenda». La parola chiave del suo percorso è proprio “esempio”. «Gli esempi sono libri viventi», sottolinea, «ci danno spessore; il contatto diretto ci influenza e ci dà più forza». Ripensando a quando, ragazzina, sentiva parlare della scena del Great Complotto e delle band locali, ammette: «Per me è stata un’epifania. Mi sono detta: voglio fare quella cosa lì. Ho scoperto di poterlo fare anche se non vivevo in una grande metropoli. Volevo comunicare, mettermi in connessione con gli altri». Un percorso che la vede come un seme germogliato capace, a sua volta, di generarne altri: «Il semenzaio negli anni si è allargato. Credo che a Pordenone sia successo un po’ come per le rose: per via di particolari caratteristiche del terreno, qui sono cresciute qualità speciali di musicisti».

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, previa prenotazione sulla piattaforma www.eventinem.it

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