Pordenone Capitale della cultura: «Un’eredità da costruire, no a gestioni politiche»

Presentata l’indagine che fotografa gli ultimi dieci anni di storia del Verdi. Tavola rotonda sulla sinergia tra manifestazioni, imprese e territorio. Agrusti: «Gorizia 2025 insegna. Le istituzioni non sono produttori di eventi»

Edoardo Anese
Da sinistra Lessio, Possamai, Purchia e Agrusti (Foto Ambrosio/Petrussi)
Da sinistra Lessio, Possamai, Purchia e Agrusti (Foto Ambrosio/Petrussi)

Un anno può accendere i riflettori su una città e, senza alcun dubbio, il 2027 per Pordenone sarà così. Tuttavia, ciò non basta per disegnare il futuro del capoluogo della Destra Tagliamento. La vera sfida della Capitale italiana della cultura comincia proprio da qui: fare in modo che l’attenzione, gli investimenti e le energie mobilitate non si chiudano in una bolla, ma diventino occasione per rileggere e valorizzare il patrimonio di cui la città dispone per consolidarne l’identità. Un percorso che deve partire dal basso, dalle associazioni che animano il tessuto culturale, e che, soprattutto, non «dovrà essere gestito dalla politica».

Pordenone - 6-11-2026 - Convegno e Tavola Rotonda Palazzo Mantica
Pordenone - 6-11-2026 - Convegno e Tavola Rotonda Palazzo Mantica

Lo ha premesso il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti riferendosi al caso Gorizia Capitale europea della cultura. «Complice anche un tessuto diverso da quello pordenonese, la politica ha sovverchiato la dimensione culturale». È attorno a queste prospettive che il Verdi ha costruito la tavola rotonda «Oltre Pordenone 2027. Strategie per la costruzione di un ecosistema culturale».

Venerdì sera, a palazzo Montereale Mantica, la riflessione è partita da una domanda: quale città vuole diventare Pordenone dopo il 2027? A offrire una prima risposta è l’indagine “Il Teatro Verdi: oltre il palcoscenico”, realizzata da Community Research&Analysis e presentata dai ricercatori Irene Lovato Menin ed Edoardo Cian. Un’indagine che, attraverso 721 questionari rivolti ad abbonati e utenti, l’analisi dei social e venti interviste, restituisce il ruolo conquistato dal Teatro e le sue aspettative.

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Molti spunti di riflessione sono emersi dal confronto, moderato dal direttore editoriale del gruppo Nem Paolo Possamai, tra Rosanna Purchia, assessore alla cultura di Torino, il presidente Agrusti ed Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio di Torino. Intervenuti anche il sindaco Alessandro Basso e il presidente del Verdi Giovanni Lessio.

Il dato più significativo emerso dall’indagine è la fiducia del pubblico: il 99% degli intervistati consiglierebbe di frequentare il Verdi e ritiene che, senza la sua presenza, la vita culturale del territorio ne risentirebbe pesantemente. Una relazione consolidata, come dimostra il 62,4% degli spettatori che frequenta il teatro da oltre dieci anni.

Ma il riconoscimento non riguarda soltanto la qualità degli spettacoli: accoglienza, servizi e capacità organizzativa contribuiscono a fare del Verdi un punto di riferimento. Rispetto alla fotografia restituita nel 2015 dall’indagine «Media(t)tore», Pordenone appare oggi più consapevole della propria vocazione culturale. Una città nella quale la cultura, oltre che elemento identitario, ha assunto un grande valore di attrattività. Una prospettiva che porta con sé alcune sfide precise: avvicinare le nuove generazioni, coordinare le realtà culturali, costruire collaborazioni più strutturate con le imprese.

«Il Verdi vuole essere il luogo in cui la città elabora idee e costruisce il proprio futuro», ha sottolineato Lessio, che vede nel riconoscimento del 2027 un’occasione da preparare fin d’ora, mettendo a disposizione esperienza e capacità progettuale del Teatro. Il sindaco Basso vede nella collaborazione tra istituzioni, imprese, scuole e realtà culturali la condizione per dare continuità all’anno della Capitale.

Temi di riflessione sono arrivati anche dal racconto dell’esperienza torinese, con le Olimpiadi da un lato e il Museo egizio dall’altro. «Olimpiadi», ha spiegato Christillin, «che hanno lasciato un’eredità importante e che hanno permesso il risveglio della città». Nuove infrastrutture, ma anche una rete di volontari che «hanno permesso di fare dei Giochi un volano di crescita». «Inoltre», ha ricordato, «la messa a terra di una regia organizzativa unica, che ha visto protagonisti i veri produttori di cultura, ci ha permesso di costruire una cabina che continua a essere attiva e a creare valore».

Di patrimonio culturale e della necessità di estendere la diffusione della cultura oltre i confini provinciali e regionali ha parlato Agrusti. «Non dobbiamo pensare a una cultura di regime, governata dalla politica, in quanto la cultura è di per sé libera», precisa. «Le istituzioni sono chiamate a offrire alle associazioni gli strumenti per potersi esprimere al meglio. Da qui la volontà di mettere a sistema Pordenonelegge, Mittelfest e Fondazione Aquileia per ampliare gli orizzonti della cultura». Poi il confronto con Gorizia 2025. «A Pordenone esistono forze vive che vanno innescate», dichiara. «Dobbiamo puntare è creare legami, partendo dal basso, valorizzando le nostre realtà».

Intanto, Torino si prepara alla candidatura a Capitale europea della cultura 2033. «Stiamo lavorando con umiltà e spirito di collaborazione», ha detto l’assessore Purchia. Abbracciando la riflessione di Agrusti, ha poi rimarcato che la nascita del dossier sta partendo dal basso, «dal confronto con le nostre 600 realtà culturali, che abbiamo messo a sistema confrontandoci apertamente con tutte». «La politica, infatti, non è un produttore di eventi», ha concluso, «ma il volano per valorizzare le associazioni e metterle a sistema».

 

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