
Gli 80 anni del Messaggero Veneto in mostra a Pordenone: la storia del Friuli verso la Capitale della Cultura
Inaugurata in biblioteca l'esposizione "Testimoni del tempo". Il condirettore Mosanghini e l'assessore Parigi: «Raccontiamo il riscatto di un territorio»
Un viaggio nel tempo che unisce le radici del territorio al futuro della città. L’inaugurazione della mostra “Testimoni del tempo - Il Messaggero Veneto: ottant’anni di Friuli tra cronaca, cultura e comunità”, tenutasi nella biblioteca civica di piazza XX Settembre, ha segnato l’avvio ufficiale del percorso con cui il giornale accompagna la città al conto alla rovescia verso Pordenonelegge e l’anno che celebrerà Pordenone capitale italiana della cultura. L’esposizione, allestita tra il chiostro e l’ex refettorio dell’ex convento dei padri agostiniani, rimarrà visitabile a ingresso libero fino al 4 ottobre.
L’ingresso della biblioteca era gremito di pubblico, con una significativa partecipazione di istituzioni, cittadini e lettori. A fare gli onori di casa è stato il condirettore Paolo Mosanghini, affiancato dall’assessore comunale alla cultura Alberto Parigi, dal presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, dalla giornalista e componente del direttivo dell’associazione Leali delle Notizie Silvia De Michielis e dai curatori della mostra Roberto Chiarini ed Elena Pala, docenti dell’Università di Milano.
Gli interventi
Nel suo intervento d’apertura, il condirettore Paolo Mosanghini ha ripercorso le tappe principali della rassegna espositiva: il progetto ha preso il via a maggio a Udine per poi fare tappa a Gemona del Friuli, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del sisma del 1976. Una ricorrenza che rappresenta una pietra miliare nella storia del Messaggero Veneto, trasformatosi allora in voce di riferimento per una comunità spaesata e priva di collegamenti. La mostra è recentemente approdata anche a Lignano prima di arrivare a Pordenone. Mosanghini ha inoltre evidenziato i primati tecnologici e editoriali del giornale: «La mostra ripercorre la nostra storia e i nostri primati, come l’essere stati i primi in Italia ad adottare la stampa a freddo e a colori, grazie a un direttore visionario che seppe guadagnarsi riconoscimenti nazionali e ispirare altre testate».

A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato l’assessore Alberto Parigi – ma all’inaugurazione erano presenti anche gli assessori Pietro Trpeano e Emilio Badanai Scalzotto – che ha sottolineato il valore identitario dell’iniziativa: «Come cantava De Gregori, “nella storia siamo noi, nessuno si senta escluso”, ma le pagine più importanti sono ancora da scrivere». Parigi ha evidenziato come il territorio si sia affrancato dalla storica sindrome del “parente povero”, una sorta di Cenerentola, puntando sulla manifattura, sulla potenza culturale e sulla creatività per guardare con orgoglio al 2027. «Il Messaggero Veneto e tutto il Gruppo Nem saranno chiamati a raccontare una storia di riscatto di una città e di un intero territorio e lo sapranno fare al meglio».
Il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, ha incentrato il suo intervento sul tema della democrazia, collegandolo ai contenuti di Pordenonelegge e al nuovo spazio del Dissensio Arena, in piazzetta del Portello. Questo spazio sarà interamente dedicato alla libertà di parola, per dare voce a scrittrici, artisti, autori e giornalisti che nel mondo hanno subito censure, persecuzioni o esilio per aver difeso i diritti umani e la democrazia. Agrusti ha rimarcato l’importanza di un giornalismo indipendente e critico, «capace di dialogare con l’opinione pubblica anche attraverso toni severi», definendolo «la più grande contraddizione del potere».
Il percorso espositivo
Tra il chiostro e l’ex refettorio il percorso si snoda tra pannelli che raccontano le tappe fondamentali degli ottant’anni del giornale: dalla fondazione nel 1946 all’istituzione della provincia di Pordenone (22 febbraio 1968); dalla storica sede di via Carducci e la svolta della stampa offset (sempre nel 1968) alla figura chiave del direttore Vittorino Meloni; dai reportage sul terremoto del 1976 fino alle sfide del digitale, alla grafica contemporanea e all’ingresso nell’era Nem. Spazio anche alle nuove generazioni con la sezione “Messaggero Scuola: la redazione dei giovani” – un progetto che dal 1999 vede gli studenti protagonisti con un inserto autonomo – e la rubrica celebrativa “La parola ai lettori”, un grande mosaico fotografico composto da centinaia di volti che stringono in mano il giornale.
Gli orari di visita
Questi gli orari di apertura: lunedì dalle 14 alle 18.45, da martedì a sabato dalle 9 alle 18.45, domenica chiuso eccetto il 20 settembre (in concomitanza con Pordenonelegge) dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è libero e gratuito.
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