La memoria del terremoto e gli 80 anni del Messaggero Veneto: grande emozione al PalaPineta
Presentato il libro sulle scosse che cambiarono il Friuli seguito dallo spettacolo di Valerio Marchi. Il racconto della solidarietà da Lignano fino alla ricostruzione

Il calore della fisarmonica di Paolo Forte ha suggellato una carrellata di emozioni legata all’anniversario del terremoto, parte integrante delle celebrazioni per l’80° anniversario del Messaggero Veneto.
È stato un doppio appuntamento quello vissuto al PalaPineta, con la presentazione del libro “50 anni di terremoto. Le scosse che hanno trasformato il Friuli”, edito da Editoriale Programma, seguito dallo spettacolo “Catastrofico terremoto in Friuli – La prima e le altre scosse nel racconto del Messaggero Veneto”, di e con Valerio Marchi, che ha condiviso la scena con la figlia Michela, immersi in un’atmosfera fuori dal tempo creata dall’espressività avvincente della fisarmonica di Forte. Nel pomeriggio, ad aprire la presentazione, è stato Luca Perrino, presidente dell’associazione Leali delle Notizie che si è detto «onorato della collaborazione con il Messaggero Veneto.
Gli appuntamenti che seguiamo insieme proseguiranno nei prossimi mesi». Il condirettore Paolo Mosanghini ha ringraziato per l’ospitalità Giorgio Ardito, presidente della Società Lignano Pineta che ospitava l’evento e che continuerà ad ospitare la mostra “Testimoni del tempo – Il Messaggero Veneto: ottant’anni di Friuli tra cronaca, cultura e comunità” fino al prossimo 13 settembre. «I due anniversari, quello del quotidiano e quello del terremoto – le parole del condirettore Mosanghini – arrivano nello stesso anno e oggi come allora siamo insieme. Il giornale era giovane allora, era appena diventato un quotidiano faro nel mondo dell’editoria, utilizzando la stampa a freddo e il colore».
A condurre l’incontro è stata Giusi Vianello, la coordinatrice editoriale del libro che ha sottolineato la volontà di andare alla ricerca di punti di vista diversi sul terremoto, come ad esempio l’arte salvata o il ruolo dei medici. Un’operazione che l’editore Angelo Pastrello ha accolto con entusiasmo con un libro «che si sta rivelando richiestissimo» e che ora è disponibile anche in tutte le librerie italiane dopo essere stato in edicola con i quotidiani del Gruppo Nem. Il lignanese Antonino Marcuzzi ha narrato come 20 mila persone abbiano trovato ospitalità nella località balneare friulana solo attraverso le agenzie nei loro appartamenti, senza contare quelle accolte negli hotel, nei campeggi e nei villaggi.
Marcuzzi ha raccontato come il direttore della scuola, Romano Zurco, abbia dato la possibilità a 718 bambini di proseguire gli studi a Lignano. Una solidarietà che ha impegnato le agenzie, che hanno dovuto adeguare case pensate per i mesi estivi a essere utilizzate nei mesi freddi, per i quali sono arrivati contributi anche per le coperte. Il giornalista Giuseppe Mariuz ha raccontato il Friuli alle soglie del terremoto e l’azione avviata dagli intellettuali del tempo, finalizzata a evitare che si ripetesse ciò che era accaduto nella Valle del Belice, in Sicilia, colpita da un terremoto e in attesa di opere dopo oltre 10 anni.
Grazie a loro il Friuli evitò anche quanto accaduto nel Vajont con Erto ricostruita in un’altra area. Allora infatti andavano di moda le new town, le città che rinascevano in aree diverse da quelle originarie. Grazie al documento invece il governo convocò il presidente della giunta regionale e venne concesso ai friulani di ricostruire da soli. I soldi vennero passati dalla Regione ai comuni: dopo 10 anni il Friuli era ricostruito.
Guglielmo Berlasso, che è stato dirigente del servizio tecnico, di pianificazione e controllo della Protezione civile dal 1994 al 1999, ha raccontato come il modello friulano si sia basato sulla solidarietà delle persone. Berlasso ha sottolineato come il volontariato sia nato su base comunale e come il sindaco sia la prima autorità di Protezione civile. «I volontari vengono formati, vestiti e finanziati dalla parte comunale», ha spiegato, aggiungendo che per garantire il controllo delle persone c’è bisogno di un monitoraggio di diversi fattori che lui stesso attivò. Fu sempre lui a introdurre il principio di intervenire non soltanto durante un’emergenza, ma anche in presenza del rischio che si verifichi, agendo quindi prima che il fatto accada. Passare da una serie di testimonianze così importanti allo spettacolo della sera è sembrato un naturale completamento, dove si è evidenziato il ruolo dei giornalisti, chiamati a narrare un evento mentre avviene, talvolta partendo dai racconti delle persone colpite. Nacque così il legame tra il Messaggero Veneto e le comunità che lo chiamavano “il giornale del terremoto”.
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