Vinicio Petris: «Dalle macerie del '76 al riconoscimento di azienda storica, il giornale è il mio legame con il mondo fuori dal forno»

Il pasticciere di Moggio Udinese racconta tre generazioni di fatiche e rinascite: tra il profumo della farina e il rito del Messaggero Veneto al bar, unico strumento per restare connessi alla comunità della Val Canale

Sara Palluello
Vinicio Petris, Moggio Udinese
Vinicio Petris, Moggio Udinese

A Moggio Udinese, la storia di Vinicio Petris ha il profumo del forno acceso, della farina nell’aria, delle notti lunghe e delle mattine che arrivano troppo in fretta. E dentro questa storia, da tre generazioni, in sottofondo, quasi sempre, c’è anche il Messaggero Veneto. Vinicio ha 66 anni e vive sopra la sua azienda: «Sono nato in un sacco di farina», dice. E non è un modo di dire. La sua è una vita impastata letteralmente con il lavoro, con una tradizione iniziata dal nonno, partito da Sauris, sceso a valle, innamorato, sposato, poi un forno preso in affitto a Basaldella e infine l’approdo a Moggio. Una storia che attraversa anche la guerra: lui al fronte, la nonna da sola a tenere in piedi il forno, tra soldati tedeschi e partigiani. Poi viene il resto. I figli, il padre di Vinicio che continua, che aiuta, che costruisce. E infine lui, Vinicio, che nel 1976 ha sedici anni. L’età in cui si dovrebbe pensare ad altro.

Invece arriva il terremoto. E non lascia nulla. «Abbiamo perso tutto: laboratorio, lavoro, casa». Sei mesi in tenda. Poi il prefabbricato. Poi un altro prefabbricato, grazie all’associazione panificatori, per ricominciare a produrre. Da zero. Padre e figlio ripartono. Lavorano con le caserme della zona, costruiscono una rete, si rialzano. L’azienda cresce, resiste, si trasforma. Pane, dolci, torte. Fino al 2013, quando arriva un’altra svolta: lasciare il pane.

E il Messaggero Veneto? «Da piccolo lo vedevo sempre». Era lì, sul mobile del bar-pasticceria-gelateria Luna, il locale di famiglia, aperto fino al Covid. Sui tavoli, tra un caffè e una brioche, dagli anni Ottanta fino al 2023. Oggi Vinicio non lo cerca: lo trova. Al bar, quando si ferma per una colazione o un aperitivo. «È l’unico giornale che posso leggere qui in zona». A lui il giornale serve a una cosa precisa: sapere cosa succede attorno. «Io sono impegnatissimo, non faccio vita sociale». Il lavoro assorbe tutto. E allora quelle pagine diventano una scorciatoia per restare dentro la comunità. Non cerca il grande mondo, gli interessano le notizie che riguardano la sua zona. Nel 2023, l’azienda di famiglia è stata riconosciuta come storica da Confcommercio. Un traguardo che racconta continuità, fatica, resistenza. Tre generazioni che hanno attraversato guerra, terremoto, cambiamenti radicali.

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