Sergio Vegnaduzzo: «Dalla serie C col Pordenone alla lettura nel pomeriggio, il giornale è un legame irrinunciabile»
L'ex calciatore e dirigente di Cordovado racconta sessant'anni di sport e territorio: il passaggio dal calcio giocato alla passione per le pagine locali del Messaggero Veneto, testimone dei grandi fatti della storia friulana

Sergio Vegnaduzzo, 87 anni, è un affezionato e attento lettore del Messaggero Veneto: ogni giorno, dal primo giugno 1996, ne acquista una copia nell’edicola cartoleria di Anna Maria Toneguzzo. Vegnaduzzo è una figura conosciuta a Cordovado per aver lavorato per tanti anni come responsabile amministrativo in una azienda locale e per i suoi trascorsi sportivi di buon livello.
«È stato mio padre Guido, che acquistava il quotidiano, a trasmettermi il piacere della lettura giornaliera – ricorda Sergio –. Un rapporto diventato irrinunciabile, soprattutto nella tranquillità del pomeriggio riservato alla lettura di tutto il giornale. Le mie “prime pagine” sono della cronaca locale e del sanvitese, poi spazio alla politica regionale e alla pagina culturale, che leggo sempre volentieri nonché le pagine economiche, interessanti». Vegnaduzzo riserva un’attenzione particolare allo sport. È stato un apprezzato calciatore: per due stagioni giocò in serie C col Pordenone del presidente Cinelli, a inizio anni Sessanta.
«A quel tempo emergeva il trio argentino Sacco, Longo e Riccaldone, il capitano Del Grosso con Geatti, Veci, D’Odorico e Regis a completare un bel gruppo. Poi la carriera sportiva di un certo livello si interrompe; raggiunto il diploma, mio padre non ebbe dubbi nel indirizzarmi verso il posto fisso in un’azienda avicola del luogo dove rimasi fino alla pensione. La passione rimase circoscritto al calcio dilettantistico: Morsano, Spal Cordovado e poi le Vecchie Glorie del Casarsa, fino a 65 anni. Per questo, alle pagine sportive riservo una cura particolare, seguendo soprattutto il calcio dilettanti regionale».
«Del Messaggero Veneto – continua Sergio – mi attira l’impaginazione, il carattere di stampa e la sua leggibilità già nei titoli e nelle fotografie di prima pagina; un giornale, a mio parere che coinvolge alla lettura e approfondisce gli argomenti. Ora, uno spazio maggiore viene riservato ai fatti di cronaca come gli incidenti stradali, droga, infortuni e i femminicidi che considero una piaga sociale. Gli articoli che mi sono rimasti più impressi sono stati la tragedia del Vajont nell’ottobre 1963 e il terremoto del Friuli il 6 maggio 1976. Rimarrò un lettore convinto del “mio” giornale che seguo con affetto».
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