Sara Coden: «In edicola siamo una grande famiglia, il quotidiano è il cuore del rapporto con i paesani»

La titolare dell'edicola di via Correr a Porcia racconta i primi cinque anni di attività tra notizie locali, piccoli riti quotidiani e il valore del servizio alla comunità in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Stefano Crocicchia
Sara Coden, Porcia
Sara Coden, Porcia

Un mestiere che ti permette di conoscere tutti: per Sara Coden, titolare de L’Edicola di Sara, vendere giornali e riviste è il lavoro più bello. A giugno chiuderà il primo lustro alla conduzione della piccola tabaccheria di via Correr 51 a Porcia, dove quotidianamente riceve clienti di tutte le età.

Non soltanto quotidiani e riviste, ma anche – anzi, forse soprattutto – prodotti vari e gadget. Nel tempo l’attività si è trasformata in un punto di riferimento per il quartiere: c’è chi entra per un quotidiano, chi per tentare la fortuna con un gratta e vinci, chi semplicemente per scambiare due parole. Fra i quotidiani il Messaggero Veneto la fa da padrone. «Ne vendo tra le 40 e le 45 copie al giorno – racconta – ed è il quotidiano più venduto. Ai clienti interessa di più perché ha le notizie locali, senza trascurare i fatti nazionali e internazionali. Personalmente anch’io leggo principalmente le notizie del mio paese, Porcia, con tutti i fatti che lo riguardano come anche incidenti e furti».

Chi lo compra, solitamente, non commenta più di tanto, ma a volte si sbottona. «Per esempio qualcuno una volta si è lamentato perché non c’era più spazio per i programmi televisivi – sorride –, ma gli ho detto che al giorno d’oggi non ha più tanto senso dare troppo spazio alle programmazioni». Accanto ai quotidiani resistono anche le riviste di enigmistica, cucina e attualità, scelte da un pubblico affezionato che non rinuncia al piacere della carta stampata. Il mestiere dell’edicolante, per Sara, è stata una sostanziale scoperta. E in un periodo in cui molte edicole abbassano le serrande, Sara ha scelto di investire sulla relazione e sulla diversificazione dell’offerta.

«Non avevo nessun legame con questo lavoro – rivela –. Da piccola ricordo che avevo un’edicola di riferimento, in cui andavo a prendere le caramelle o qualche piccola cosa. Poi, cinque anni fa, ho deciso di lanciarmi in questa nuova esperienza e mi è piaciuta. È un bel mestiere, anche perché conosci i tuoi paesani e instauri con loro un rapporto che non riesci a costruire in altri modi. Lo spirito che cerco di dare è quello di una grande famiglia: siamo tutti paesani ed è bello poter garantire un servizio alla mia comunità».

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