Renato Marchioli: «Il Messaggero è una mappa quotidiana per orientarsi in un mondo che cambia»

Il racconto di Renato Marchioli, 84 anni di Terenzano, e la sua "geografia delle abitudini" tra il rito del caffè al bar e la lettura del quotidiano in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Renato Marchioli, Terenzano
Renato Marchioli, Terenzano

In cosa consiste la “geografia delle abitudini”? È il rapporto tra persone, luoghi fisici o virtuali, routine quotidiane. Renato Marchioli, 84 anni, di Terenzano ne ha una ben precisa: andare ogni giorno al bar, bere il caffè e leggere il Messaggero Veneto. Lo fa da una vita, tanto da non ricordarsi quando è stata la prima volta. «Lo leggo da quando avevo 10, forse 15 anni», dice, e nel suo “forse” c’è un pezzo importante di vita che passa e si confonde, ma resta fedele a un comportamento: sedersi, ordinare qualcosa, aprire il giornale. La sua è stata una vita di lavori pratici, maniche fatte su: prima in fabbrica, poi in falegnameria, quindi autista, infine in una ditta che demoliva centrali telefoniche.

Mestieri diversi, stesso passo: alzarsi presto, portare a casa il pane, guardare il mondo senza troppi giri di parole. Il giornale lo ha sempre letto al bar. Un giorno il figlio, sapendo quanto contasse per lui quel quotidiano, gli regalò l’abbonamento. Un gesto d’affetto, ma non funzionò: «Mi sono accorto che preferivo andare al bar perché il sabato e la domenica non arrivava in casa». E così è tornato a sfogliare il Messaggero Veneto dove l’aveva sempre fatto. Ancora oggi è così: «Un appuntamento fisso». Legge soprattutto «le notizie nostre», quelle che parlano del Friuli, dei comuni, delle frazioni, della gente. Non salta la pagina dello sport, perché l’Udinese è una compagnia di lunga data. Si ferma sugli articoli che spiegano le bollette del gas, le agevolazioni della Regione, «le cose che toccano il portafoglio», dice con franchezza e saggezza.

Poi c’è la pagina più difficile, quella dei morti. La legge lo stesso. A volte cerca un nome, a volte trova un amico o un conoscente. È un dolore necessario. Come necessario è guardare in faccia anche le notizie di cronaca nera. «In giro c’è tanta delinquenza. Una volta non era così», sospira. Il mondo gli sembra cambiato «quasi irriconoscibile». È un uomo riservato, Renato. Non vuole mettersi in mostra, ciononostante si presta a raccontarsi. «Il Messaggero Veneto non è solo informazione – conclude –: è una mappa quotidiana per orientarsi in un mondo che cambia».

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