Pietro Rosa Gastaldo: «Dalle edicole di Maniago alla rinascita post-terremoto, il giornale è il nostro specchio»

L'ex vicesindaco e giornalista pubblicista racconta cinquant'anni di cronaca locale: dal "sorpasso" nelle vendite cartacee al valore dell'approfondimento nell'era dei social, festeggiando gli 80 anni del Messaggero Veneto

Emanuele Maniscalco
Pietro Rosa Gastaldo, Maniago
Pietro Rosa Gastaldo, Maniago

C’è un’immagine che restituisce, meglio di qualsiasi statistica sull’editoria, il senso di una comunità: un uomo che ogni mattina, da cinquant’anni, ripete lo stesso rituale. Quell’uomo è Pietro Rosa Gastaldo, giornalista pubblicista dal 1980, già assessore e vicesindaco di Maniago: «Il Messaggero Veneto apre le mie giornate. La cronaca locale è fondamentale anche in tempi di social media che anticipano tutto. Le vicende della politica e dell’amministrazione regionale, dell’economia e della società, sono quelle di maggior interesse. Poi vado alle previsioni del tempo».

Cinquant’anni di lettura significa aver visto cambiare il giornale e il modo di informarsi, ma per Rosa Gastaldo il cuore resta il racconto delle comunità: «La cronaca locale è il piatto forte del giornale, che ha una cura particolare nel riferire le notizie principali dalle città ai paesi più piccoli. Sono i racconti della nostra vita, di quello che succede nelle amministrazioni locali, nelle comunità, nelle associazioni e nelle persone».

Un’annotazione: «Forse tanta cronaca nera».

Tra i ricordi più forti, il terremoto del 1976: «Ero giovane consigliere comunale e avevo appena iniziato la mia attività professionale a Pordenone. Ci ha accompagnato per tutta l’emergenza post terremoto e poi nella difficile fase della ricostruzione e rinascita. Allora, quando i social non erano ancora pensati, il Messaggero Veneto era un formidabile strumento di conoscenza. Ora approfondisce gli argomenti, dando comunque un valore aggiunto».

Un legame con il giornale che passa anche dalle edicole di un tempo: «Infine il ricordo del sorpasso. Nell’edicola Venier in Piazza a Maniago c’erano pacchi alti da una parte, bassi dall’altra. Poi, diversi anni fa, l’inversione. Nonostante i social, per me rimane ancora impagabile il gusto di sfogliare il giornale che sa di carta e d’inchiostro, fatto da giornalisti competenti e affidabili».

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