Onorino Pividori: «Dall'impresa edile alla Pro Loco, il giornale è il pretesto per stare insieme»

L'ex capocantiere di Gemona racconta il rito del caffè con gli amici e la passione per l'Udinese, tra volontariato e cronaca locale, in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Onorino Pividori, Gemona
Onorino Pividori, Gemona

Il Messaggero Veneto è un appuntamento quotidiano che, tra un caffè e due chiacchiere, assomiglia sempre di più a un vecchio amico. Questa è la definizione che ne dà Onorino Pividori, gemonese di 75 anni.

Tutta la sua storia lavorativa è legata all’edilizia, dopo le scuole superiori è entrato subito in cantiere: prima operaio, poi caposquadra, quindi capocantiere. Dopo vent’anni ha fatto il passo più grande, aprendo un’impresa insieme a un socio. «Ho sempre organizzato», dice. Nel lavoro e nella famiglia. Lo stesso spirito lo ha portato anche nell’impegno per la comunità. È stato presidente della Pro loco Pro Glemone per quattro anni, un’esperienza vissuta con entusiasmo, interrotta poi dal periodo del Covid. In quei mesi difficili non è rimasto fermo: insieme a una quarantina di volontari ha dato una mano nel centro delle Manifatture, collaborando con la Protezione civile quando mancavano persone e supporti per gestire il centro vaccinale. Ma il rapporto con il Messaggero Veneto nasce molto prima.

«Da sempre», racconta. Da ragazzo lo sfogliava nei bar del paese, leggendo velocemente le notizie che riguardavano Gemona e i comuni vicini. Cronaca locale e sport soprattutto: l’Udinese, passione costante, seguita allo stadio ogni volta possibile. Oggi aggiunge anche le partite di Cividale, quando qualche amico lo chiama. Negli anni il giornale è cambiato, ma è rimasta la fiducia nella cronaca del territorio. «Gli articoli sono scritti bene, con poca polemica», osserva. La mattina esce all’ora giusta, quella in cui sa di trovare qualcuno. A volte lo compra lui, altre volte ci pensa la moglie, Anna Londero, maestra per tutta la vita nelle scuole di Gemona. Ma il passaggio al bar è immancabile: tre o quattro amici, il caffè e una prima lettura veloce. Poi si torna a casa, dove il giornale viene riletto con calma. «È una tradizione – spiega –. Non solo leggere, ma incontrarsi. Commentare quello che succede, discutere, soprattutto di sport, confrontare opinioni. Il giornale è il pretesto per stare insieme».

Anna invece legge tutto. In casa hanno una biblioteca piena di libri e lei stessa scrive poesie. E ne approfitta per lanciare un nuovo progetto dedicato a Gemona, con l’aiuto della vicesindaca Flavia Virilli: un piccolo volume di poesie.

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