Mario Medea: «Il giornale di carta è un’altra cosa, lo leggo alle 7 del mattino da mezzo secolo»

Il racconto del titolare delle storiche onoranze funebri di San Vito al Tagliamento: tra il rito in edicola e l'emozione della prima lettera pubblicata in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Silvia Giacomini
Mario Medea, San Vito al Tagliamento
Mario Medea, San Vito al Tagliamento

Alle 7 del mattino il rituale è sempre lo stesso: caffè al banco, due parole con l’edicolante e il giornale sotto il braccio, piegato con cura. Per Mario Medea, sanvitese da sempre, titolare e legale rappresentante delle storiche Onoranze funebri Medea, la giornata comincia così da quasi mezzo secolo, con una copia del Messaggero Veneto già in mano prima di entrare in ufficio.

«Alle 7 ce l’ho già», sorride, spiegando che a quell’ora il giornale è con lui, pronto da sfogliare tra una commissione e l’altra. A luglio compirà settant’anni, ma l’abitudine è quella di quando era ragazzo: «Lo compravo già ai tempi della scuola. Ho sempre avuto la passione per la letteratura e in particolare per i quotidiani». Una consuetudine che fa parte della sua giornata, e se un giorno ritarda, l’edicolante se ne accorge subito. «Mi chiama per chiedermi se deve portarmelo in ufficio. Ormai mi conoscono».

Sfoglia tutto, senza saltare pagine, «parto dalla cronaca locale, poi la politica, lo sport, seguo molto anche quello del territorio, e guardo l’economia. In realtà mi interessa tutto il giornale». È il suo modo per restare aggiornato su quello che succede nel mondo, a San Vito al Tagliamento e dintorni, per conoscere volti, storie, decisioni che poi ritrova nella vita di tutti i giorni.

In cinquant’anni ha visto cambiare formato, grafica, linguaggio: «È diventato più maneggevole, più facile da leggere. Il modo di scrivere è più vicino a tutti, più scorrevole, più coinvolgente». Non chiede rivoluzioni: «Mi piace così com’è. Apprezzo molto lo spazio alle foto, valorizzano il testo e aiutano a capire», dice, perché l’immagine, per lui, completa il racconto. Conserva anche un ricordo: la prima volta che ha visto pubblicata una sua lettera nella pagina dedicata ai lettori. «Non ricordo neanche cosa avessi scritto, ma vederla pubblicata mi ha fatto sentire parte del giornale».

Se potesse aggiungere qualcosa, chiederebbe più storie di associazioni e gruppi locali, anche sportivi. Più vita quotidiana e meno atti amministrativi. Pur usando internet ogni giorno e potendo consultare le notizie online (è anche abbonato al Messaggero Veneto sul web) la scelta resta il cartaceo. «Il giornale in mano è un’altra cosa. Il contatto con la carta, il profumo dell’inchiostro… è una bella abitudine». Un’abitudine che, da cinquant’anni, apre le sue mattine e accompagna l’inizio di ogni sua giornata.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto