Maria De Cecco: «Dalla Svizzera alla manifattura di Gemona, il giornale è la mia ora e mezza di libertà»

A 92 anni, la "nonna di Braulins" racconta il rito quotidiano del Messaggero Veneto: una memoria lucida che trasforma le foto d'epoca in racconti di comunità per gli 80 anni della testata

Sara Palluello
Maria De Cecco, Trasaghis
Maria De Cecco, Trasaghis

A Braulins, frazione di Trasaghis, c’è un appuntamento che non salta mai. Ogni mattina Maria De Cecco aspetta il suo giornale. Novantadue anni, una memoria lucida e una curiosità che non si è mai spenta, Maria è una lettrice fedele del Messaggero Veneto da oltre mezzo secolo. E attorno a quelle pagine ha costruito un piccolo rito quotidiano che è diventato parte della sua vita e di quella della sua famiglia.

Maria appartiene a una famiglia che in paese tutti conoscono come “quelli della Sale”, soprannome antico, legato a una porzione di Braulins ai piedi della montagna, tramandato di generazione in generazione. A vent’anni, parte per la Svizzera, San Gallo. Lavora in lavanderia come stiratrice. Poi il matrimonio, nel 1960, con Mario, e il trasferimento a Ginevra. Fino al 1964, quando nasce il figlio Fabio e la famiglia rientra in Friuli. Maria trova lavoro alla manifattura di Gemona. Ed è lì, dentro quei muri, che vive uno dei momenti più drammatici della sua vita: il terremoto del 6 maggio 1976. «Nella confusione più totale ricorda di aver visto le stelle» racconta la nipote, Katia Rossi. Un’immagine rimasta impressa. Poi la pensione, la cura del marito. Oggi vive con il figlio Fabio. Ed è proprio lui ogni mattina a passare dall’edicola di Trasaghis per portarle il giornale.

Maria lo aspetta. Fa colazione e si siede. Lo apre con calma, pagina dopo pagina, senza saltare nulla. Un’ora e mezza di lettura attenta. La cronaca locale è la prima fermata poi i necrologi e infine lo sport: tifosa dell’Udinese, non perde una riga. Ma c’è una sezione che per lei vale quasi quanto la cronaca: le fotografie dei lettori e le immagini storiche. Scorci del lago dei Tre Comuni, vecchie foto di paese, volti di un tempo. Maria guarda, osserva, riconosce. «Questo lo conosco», dice spesso. E da lì parte un racconto: nomi, famiglie, storie. Una memoria viva che trasforma una foto in un pezzo di comunità. Quando arrivano i nipoti, il giornale diventa racconto. «Hai visto questo? Hai letto quello?», chiede. E restituisce le notizie, filtrate dalla sua esperienza, con quella capacità sempre più rara di tenere insieme passato e presente. Se un giorno Fabio non può andare in edicola, qualcuno deve sostituirlo. Perché senza quel giornale, la giornata non è completa.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto