Luciano Marcuzzi: «Il cartaceo resta il riferimento quando serve verificare, il giornale è in casa da sempre»
Il racconto di Luciano Marcuzzi, storico commerciante di Basaldella ed ex arbitro di pallavolo, e il valore della memoria locale in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

A Basaldella c’è un posto in cui il tempo sembra essersi fermato, fatto di bottoni, fili, cerniere e chiacchiere scambiate oltre il bancone. È la merceria di Luciano Marcuzzi, 73 anni, nato e cresciuto in paese, commerciante per scelta – forse più per destino – ma geometra per formazione.
«Il Messaggero è sempre stato in casa mia da quando ero piccolo – racconta –. Non è un modo di dire: in famiglia si leggeva davvero, e si ritagliava anche». Il papà e il fratello avevano messo insieme un archivio imponente, fatto soprattutto di cronache locali, notizie da Campoformido e dai paesi vicini, e «naturalmente necrologi». Un “archivio monumentale”, come lo chiama lui, andato poi perduto col tempo.
Oggi Luciano lo legge in modo selettivo, come fanno in tanti. La politica la evita: «Ho già mia moglie che è sempre sul pezzo e mi racconta tutto… Meglio non mettere il dito nella piaga» scherza. In compenso, lo sport non manca mai. La pallavolo, soprattutto, per lui che è un ex giocatore: «Ho militato nella squadra del paese, sono stato arbitro Fipav per una decina d’anni e, mezzo secolo fa, allenavo le ragazze della pallavolo di Basaldella».
Tra le sue passioni, c’è anche la fotografia: Luciano aveva raccolto immagini, ricordi, squadre e partite in un cd. Un’operazione nostalgica che ha avuto un effetto imprevisto: «È piaciuto talmente tanto che si è deciso di rifare la squadra amatoriale. Non saranno mai finiti sul giornale, ma il punto è continuare a fare comunità». Il Messaggero Veneto lo legge anche sul telefono, «ma il cartaceo resta il riferimento quando serve verificare» e quindi lo cerca nelle edicole e tabaccherie del territorio e se proprio non lo trova va alla storica osteria Cavicj: «Lì lo leggo con tranquillità, la mattina, è la prima cosa che faccio». E la prima cosa che vuole sapere è chi è mancato, per non rischiare gaffe con i clienti: «Purtroppo ogni giorno c’è sempre qualcuno noto». Il Messaggero lo segue anche in montagna, su per le scale di casa. E come succedeva una volta, «il giornale vecchio serve pure a tutto il resto: per avvolgere gli oggetti fragili. Se non ci fosse sarebbe un problema».
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