Loretta Bastianutti: «Il giornale è una presenza di famiglia, lo portava papà dopo il turno sul tram»
Il racconto di Loretta Bastianutti, tra i ricordi del padre tranviere e il valore del quotidiano come memoria storica del territorio in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

«Il Messaggero Veneto in casa c’era prima del mio arrivo. Lo portava papà, che di mestiere faceva il tranviere». Loretta Bastianutti, 77 anni, lo racconta con la naturalezza di chi ha sempre considerato il giornale una presenza di famiglia.
Loretta è nata a Pasian di Prato e vive a Basaldella. Nella vita ha lavorato come impiegata, poi sono arrivati i tre figli e si è dedicata a fare la mamma. Il filo con il giornale è nato ancora prima che lei potesse ricordare. Suo padre Italo lo portava a casa finito il turno di notte. «L’ultima corsa, spesso, era quella tra l’ospedale e la stazione. A mezzanotte» racconta. E a fine servizio capitava sempre lui trovasse un giornale dimenticato, una volta lì una volta là. «Se non lo prendo io va buttato via», diceva Italo, e con quella se lo prendeva e lo portava a casa.
Così il Messaggero Veneto entrava in casa Bastianutti e, il giorno dopo, diventava la lettura di tutti. Loretta era ancora piccola. «Non lo leggevo, ma amavo guardare le figure», ricorda. Poi c’era la nonna, che lo leggeva senza occhiali e lo lasciava in giro per casa. Col tempo, diventata grande, ha cominciato a leggerlo sul serio e quando si è sposata, la storia è continuata.
Suo marito Flavio lo ha sempre letto: «se non a casa, al lavoro, dove il giornale c’era ogni giorno. Poi è arrivata la pensione, e da allora è tornato a essere fisso sul nostro tavolo». Oggi Loretta legge soprattutto la cronaca di Pasian di Prato e Campoformido, e poi la politica. Le piace com’è fatto il giornale, ma soprattutto le basta e avanza: «Leggo solo questo quotidiano. È l’unico che gira per casa». E così anche i figli «danno sempre un’occhiata. In fondo è il quotidiano della regione e della città, e per chi vive qui resta un punto di riferimento».
C’è poi un episodio che racconta cosa significa, davvero, un giornale che accompagna le generazioni. Sistemando le cose di una zia scomparsa, Loretta ha trovato vecchi numeri del Messaggero Veneto: «li aveva conservati, soprattutto quelli del terremoto e della cronaca del paese. È stato emozionante», dice. Quelle pagine ingiallite erano diventate memoria, testimonianza, pezzi di vita messi da parte “chissà perché”. E quasi senza accorgersene, Loretta ha fatto la stessa cosa.
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