Irene Lebedew: «Il giornale è il mio rito tra caffè e ricordi, lo leggo per sentirmi parte di Udine»

Ottant'anni, nata in Austria ma udinese d'adozione dal 1966, Irene racconta la sua doppia lettura quotidiana e il valore della cronaca cittadina in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Sara Palluello
Irene Lebedew, Udine
Irene Lebedew, Udine

C’è un’ora del giorno che a Irene Lebedew piace difendere con una piccola, ostinata fedeltà. È la mattina, quando il caffè caldo profuma l’aria di casa e Chico, il suo cane, si sistema lì, vicino lei, in cucina o in salotto, a farle compagnia. Sul tavolo c’è il Messaggero Veneto. Non è un’abitudine frettolosa: se decide di leggerlo “tutto”, ci può stare anche più di un’ora, con una o due tazzine ad accompagnare il rito. A volte, addirittura, Irene si dedica a una doppia lettura: la prima alla mattina e la seconda al pomeriggio.

Irene ha 80 anni, è nata in Austria, ma vive a Udine dal 1966. Nella vita ha fatto la commessa nel settore dell’abbigliamento, in Friuli e oltre confine. Il giornale nella sua famiglia si legge “da sempre”, un’abitudine sia per lei che per il marito. A lei piace perché le serve per restare aggiornata, per sapere cosa succede in città, per tenere il filo delle notizie.

La prima cosa importante, una pagina che non salta mai, quella con cui inizia la lettura, è quella dei defunti: un gesto di rispetto, un modo per non dimenticare. Poi la cronaca: «Cosa fanno a Udine, cosa succede», la cultura e gli spettacoli «il racconto delle storie di un tempo sono le mie preferite» e infine l’attualità con la politica «informazioni che aiutano a orientarsi». L’unica sezione che spesso resta chiusa è lo sport: «Mi interessa qualche volta, ma non sempre». Irene non è una lettrice che chiede rivoluzioni “stilistiche”. Anzi, dice con semplicità: «non sono una professionista, per me il giornale va bene così com’è». Una sola piccola nostalgia: «una volta le pagine dei defunti erano più avanti, ora sono indietro»; un appunto sussurrato, come si fa con le cose a cui si è affezionati.

Il rapporto con il Messaggero Veneto è anche un passaggio di mano in mano. Dopo averlo letto, Irene lo dà a un conoscente, che a sua volta lo passa ad altri. Le notizie continuano il loro giro, come una conversazione che non si interrompe. In famiglia l’abitudine resiste: il figlio, 47 anni, lo legge al bar o in ditta; i nipoti no, o non ancora. «Quella di 22 anni si informa per conto suo – dice –, il più piccolo ne ha 8 e altri pensieri. Se non glielo dico io, guarda quell’articolo…» , sorride Irene, ma senza farne un dramma. Il giornale per lei vale così come si presenta, ora e in passato, non ha mai protestato per il prezzo. «Lo compro e basta. Non per abitudine, ma per fiducia. In tanti anni nelle pagine ritrovo un modo di raccontare che mi piace».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto