Guerrino Trangoni: «Smettere di informarsi significa smettere di partecipare alla vita»
L'imprenditore di Pagnacco e storico consigliere provinciale racconta sessant'anni di lavoro e il rito del giornale in ufficio prima di ogni pratica in occasione degli 80 anni del Messaggero Veneto

Guerrino Trangoni, quasi 80 anni «79, grazie», precisa subito, ma la carta d’identità, a sentirlo parlare, conta poco. «Io mi sento ancora cinquantenne. La mia giornata comincia presto e finisce tardi. Alle 7.45 sono già in ufficio, dove resto fino alle 18.10». Poi non torna a casa, inizia un’altra parte della giornata: incontri, aperitivi, chiacchiere nei bar tra Pagnacco e Tavagnacco.
Gli amici lo sanno: Guerrino non sta mai fermo. Ha iniziato a lavorare nel 1964, partendo da zero. Poi il primo capannone, il militare da alpino e «con le stellette addosso e quattro operai alle dipendenze sono partito con destinazione L’Aquila». E infine la crescita dell’azienda di famiglia, specializzata in serramenti, oggi portata avanti insieme ai due figli e a un nipote.
Il Messaggero Veneto nella sua vita «c’è sempre stato». Alle 7.30 si ferma per il caffè, prende il giornale e lo porta in ufficio. Prima di qualunque telefonata, prima di aprire pratiche o cantieri, deve sapere cosa succede. «Per me è importantissimo». Non solo per informarsi: per vivere il territorio. Le notizie locali sono quelle che contano davvero. «Sapere chi non c’è più, chi ha avuto un problema, cosa accade nei paesi vicini. Non è bello incontrare un familiare e non sapere che gli è mancato qualcuno». Guerrino è un lettore attento, anche critico. Ammette di essere pignolo: gli errori di ortografia non gli sfuggono. «Non si possono fare errori banali», dice con il sorriso. Perché l’affezione vera passa anche dalla critica.
E alla fine il giudizio resta netto: «È un bel giornale, mi dice tutto». Per anni è stato impegnato in politica, consigliere provinciale. Allora leggeva più quotidiani contemporaneamente, doveva essere preparato, informato, pronto anche alle interviste. Oggi non ne sente più il bisogno. «Adesso mi basta e avanza il Messaggero Veneto». In famiglia il giornale continua a circolare: un figlio, Paolo, è stato sindaco di Pagnacco; l’altro, Giacomo, lo sfoglia regolarmente; il nipote Thomas, impegnato in parrocchia, deve ancora essere conquistato del tutto alla lettura quotidiana. Missione che Guerrino porta avanti con convinzione. «Il Messaggero Veneto è la finestra sul Friuli a 360º – dice – e smettere di informarsi significa smettere di partecipare alla vita».
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