Gilberta Marchini: «Dalla valigetta del terremoto alla vita da bisnonna, il giornale è la mia storia friulana da 62 anni»

Arrivata dal Veneto a 19 anni, Gilberta racconta l'incontro con la lingua friulana e la fedeltà al quotidiano ereditato dal suocero: un archivio di carta che ha attraversato il '76 per arrivare ai pronipoti

Sara Palluello
Gilberta Marchini, Colloredo di Monte Albano
Gilberta Marchini, Colloredo di Monte Albano

Ci sono legami che nascono quasi per caso e diventano, con il tempo, parte della propria identità. Per Gilberta Marchini, 80 anni, il Messaggero Veneto è uno di questi: una presenza quotidiana da oltre 60 anni. Gilberta è originaria di Verona. Aveva appena 19 anni quando si è sposata con Elvio Molinaro, conosciuto durante il servizio militare di lui a Villafranca. «Sono venuta qui 62 anni fa», racconta. Un cambiamento radicale: dalla fabbrica in Veneto alla vita in una famiglia contadina a Colloredo, dove il lavoro non mancava e i ritmi erano scanditi dalla campagna. «Loro andavano nei campi, io facevo da mangiare, pulizie: la donna di casa». Un passaggio importante, vissuto con serenità: «Sono stata accolta come una figlia».

È proprio entrando in quella casa che incontra anche il Messaggero Veneto. Il giornale arrivava già ogni giorno, voluto dal suocero, e da allora non ha mai smesso di accompagnarla. «Quando mi sono sposata lo prendevano già». Oggi, come allora, Gilberta non rinuncia al suo quotidiano. Va a prenderlo ogni giorno, poi lo legge nei momenti che riesce a ritagliarsi. «Mi siedo, leggo, poi faccio altro». La sera è il momento preferito: durante il giorno la casa chiama, le occupazioni non mancano. Vive da sola, ma la famiglia è grande e presente: tre figli (60, 59 e 53 anni), tre nipoti e tre pronipoti. «Sono bisnonna da sette anni – dice –. Hanno fatto veloci». La lettura segue un ritmo personale, costruito negli anni: le pagine locali, lo sport, il racconto del territorio. Intorno, il mondo cambia: i figli leggono anche dal telefono, i nipoti vivono immersi nel digitale. Ma lei resta fedele alla carta. «Quando viene mia figlia, lo sfoglia anche lei».

Non è stato solo il giornale a segnare il suo percorso in Friuli. All’inizio, c’era anche una lingua da imparare. «Mi parlavano solo friulano, dovevo chiedere cosa voleva dire». Una difficoltà diventata, col tempo, un legame: «Poi mi è piaciuta tanto la lingua». Tra i ricordi più forti, quelli del terremoto del ’76. Anche allora, il Messaggero Veneto era un punto di riferimento quotidiano. Gilberta conservò tutte le copie di quei giorni, custodendole in una valigetta. Anni dopo le ha donate al Comune, contribuendo a una mostra dedicata a quel periodo. Un gesto che racconta quanto per lei il giornale sia anche memoria collettiva, archivio vivo di ciò che è stato.

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